16 gennaio 2012

Albert One - Turbo Diesel (1984 - 7'')

Albert One - Turbo DieselAbbiamo tutti sotto gli occhi e nelle orecchie i risultati nefasti dell'italodiscoploitation di metà anni '80, quando in tutte le parti del globo (Regno Unito escluso) si moltiplicavano act improvvisati dai nomi inutilmente kitch che su casse dritte canticchiavano qualsiasi porcheria in un inglese il più delle volte piuttosto forzato.

Ovviamente si tratta di una degenerazione figlia dei fenomeni (spesso da baraccone) targati Turatti & Chieregato che hanno fatto ballare tutto il mondo, commercializzando un genere nato come evoluzione sintetica della discomusic con un padrino di lusso come Giorgio Moroder.

Tra i pilastri del genere troviamo Alberto Carpani, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Albert One, "simpatico" gioco di parole che ironizza sulla stazza del corpulento DJ che nel corso della sua carriera si è cercato di nascondere dietro diversi nomignoli tra i quali è doveroso ricordare Jock Hattle, con il quale portò al successo "Yes-No Family" scritta a quattro mani con un giovane Enrico Ruggeri.

Correva l'anno 1984 e il nostro fa il botto con "Turbo Diesel", brano incluso nella fortunata serie di compilation "Mixage" dello stesso anno, sorta di bignami della musica pop-dance da classifica che non poteva mancare in nessun walkman o autoradio che si rispettasse.


Per scrivere questo capolavoro che ci elenca i pregi di otto famose case automobilistiche, ci sono voluti ben quattro cervelli: oltre ai soliti sospetti (Miki Chieregato e Roberto Turatti) troviamo Chuck Rolando (altro marpione della scena italo disco nonché componente dei nostrani Passengers) e il più snob Fred Ventura, forse uno dei pochissimi personaggi dell'epoca che è riuscito a sopravvivere a se stesso nel corso dei decenni e che ancora oggi gode di immutata stima dai DJ della notte (soprattutto nord europei).

"Turbo Diesel" è un po' la quintessenza di quel vuoto pneumatico che ci fa contemporaneamente amare e odiare gli anni '80, o quanto meno certi anni '80. Da un lato la canzone "è una cagata pazzesca" (cit.), confermandoci come le esigenze del popolo della notte abbiano cominciato ad abbrutirsi con lo sdoganamento della disco dai club gay della East Coast americana, finendo per diventare bubble gum per fighetti alla Saturday Night Fever, dall'altro la goliardia del pezzo, l'alta concentrazione di ridicolo e le buone dosi di auto ironia del personaggio non possono farci immediata simpatia, magari guardando il fetentissimo video che lo accompagnava.


Senza dubbio è però ancor più memorabile l'apparizione di Albert One versione "omino Michelin" al Festivalbar dello stesso anno: immaginate un ragazzone obeso, vestito con una tuta bianca e dotato di volante di plastica al collo che salta e balla sul palco sulle note di questo pezzo. Notevole.

Onestamente, non possiamo che perdonargli tutto. In fin dei conti non era (tutta) colpa sua.

Turbo Diesel (Radio) - Italo Disco Hits

Turbo Diesel

Turbo Diesel... Turbo Diesel...

Bugatti - I saw you in a dream,
Volvo - You're running hot like steam,
Subaru - You start off like an arrow,
Volkswagen - You never gave me sorrow.

Sitting at the wheel,
My tires burn to squeal,
I know that I will soon be,
A hero in the Grand Prix.

Saturday night I win at Le Mans,
Risking my life I wave to my fans,
Morning collides, champagne on ice,
Now I'm a star driving my car...

Ferrari - The fastest on the street,
Rover - You are my everything,
Bentley - A coffin for a king,
Mercedes - So classic and so chic.

I drive without emotion,
I calculate each curve,
I know that I will soon,
A hero in the Grand Prix.

3 commenti:

Diciamo più gentilmente che la cocaina che girava allora faceva miracoli.

Riporto pari pari quanto scritto da Enrico Ruggeri sulla sua autobiografia "La vie en rouge" di qualche anno fa sui fenomeni anni '80 che ha contribuito a creare:

"...Parallelamente all’attività di giornalista, il magazine per ragazzi Adamo mi chiedeva di lanciare alcuni musicisti emergenti; così, per l’etichetta Disco Magic Ole, inventai finti cantanti ai quali affibbiai nomi stranieri il cui suono ricordava parole italiane: Jock Hattle (giocattolo), che cantava Crazy Family; Joe Yellow (gioiello) e Den Harrow (denaro), che interpretava To Meet Me. Io scrivevo i testi su musiche del primo batterista dei Decibel, Roberto Turatti. L’unica ad avere successo fu To Meet Me, che feci cantare a Chuck Rolando, all’epoca voce dei Passengers.
Quando si cominciò a notare un po’ di attenzione intorno al nome di Den Harrow, pensammo di dargli un volto: andammo in giro per le discoteche in cerca di un ragazzo biondo, carino ed effeminato che potesse mettere la faccia. Quando pensai di averlo trovato, lo avvicinai mentre ballava sulla pista. Gli dissi: «Forse non lo sai, ma tu sei Den Harrow». Mi guardò stranito, poi ascoltò la mia proposta. Cinque anni dopo mi incontrò per strada e fece finta di non conoscermi. Era diventato troppo famoso per parlare con chi lo aveva lanciato. Forse si vergognava, perché io sapevo il suo segreto.
Dopo questa parentesi, fu la volta di Diana Est, una mora che cantava vestita da antica romana, con tanto di calzari, alla quale cedetti Tenax (lato b Notte Senza Pietà) nel 1982, e Le Louvre (lato b Marmo Di Città) nel 1983. Le scrissi con Cesare Previsti, che oggi fa il tastierista nell’orchestra del Festival di Sanremo. Dance sofisticata di discreto livello, con un buon successo, mai prolungato perché Diana Est decise di sposarsi e di dedicarsi ad altre attività..."

era italiano nel 1984 fece sto pezzo e dopo spari chissa cosa fa certo pentecoste la cocaina la usavano gli stupidi come te che dici che ti fa prima di scrivere usa il cervello parla bene ciao

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