Aldo Busi – Pazza (1990 - MC)

Aldo Busi – PazzaAldo Busi è sempre stato un personaggio sopra le righe, personalmente lo ho sempre considerato una sorta di versioni gaia di Vittorio Sgarbi.

Entrambi apprezzati nel loro campo di studi, ma nello stesso tempo discussi opinionisti-prezzemolini, sono indubbiamente dotati della capacità di "bucare il video" grazie alla loro abilità retorica schietta e diretta, condita di lessico pungente.

Altro elemento che li caratterizza è il costante e logorante desiderio di essere la prima donna, sempre e comunque, ponendosi sul piedistallo (per altro, auto eretto) di una presunta superiorità culturale che, nella loro visione del mondo, gli permette di schifare la massa aprendogli, come per incanto, infinite possibilità. Ecco quindi che se Vittorio Sgarbi ha cominciato a giocare alla politica, pur non avendo la minima idea di cosa stesse facendo, Aldo Busi si è regalato un disco per puro esibizionismo multimediale.

Forse sapendo di non avere alcuna chance di arrivare in classifica il nostro ha pensato bene di mascherare la malefatta come "supporto integrativo" sotto forma di cassetta di un volumetto di trenta pagine pubblicato dalla Bompiani nel 1990 (e mai più ristampato) con i testi delle canzoni, qualche inguardabile fotomontaggio e due racconti brevi, sperando di poter avere almeno il supporto (economico) dei suoi lettori.

"Pazza" è un disco dal titolo inequivocabile che riprende un progetto ideato per l'edizione 1989 del festival di Sanremo (che, bontà divina, non andò mai in porto) sotto lo stimolo di due suoi cari amici musicisti: Denis Gaita e Davide Tortorella (figlio di Cino, il celebre Mago Zurlì).
Nelle intenzioni sarebbe dovuto essere uno spaccato sonoro del Busi-pensiero: un'opera di ed erudita sofisticheria, velata di romanticismo e permeata da forti dosi di ironia, presentata nei soliti terminidi ostentata teatralità, esagerato accento omosessuale e amore per l'eccentrico fine a se stesso. Esempio illuminante è la copertina del volumetto, in cui troviamo un fotomontaggio dell'autore che impersona Maria Malibran, la più famosa cantante lirica del XIX secolo; palese il paragone artistico che viene a crearsi tra la celebre interprete e lo scrittore di Montichiari, che diventa il novello "soprano" di un'opera incentrata interamente sulla visione di se stesso.

Purtroppo tra le intenzioni e il risultato finale c'è di mezzo un abisso incolmabile, dovuto a una produzione scadente e soprattutto all'incapacità dell'interprete che non cerca affatto di mascherare l'assoluta assenza di tecnica e talento, ma quasi ostenta tali difetti come pseudo-arte.

Aldo Busi - Pazza (copertina libro)Per l'ascoltatore tutto questo significa mezz'ora di canzonacce di pop melodico italiano, tempestate di citazioni buttate nei brani alla rinfusa. Fulgido esempio è la title track (che a conti fatti sarà la cosa meno inascoltabile del lotto), un vero e proprio patchwork dozzinale di citazioni di Mina, Patty Pravo e Nilla Pizzi, dove si vorrebbe mettere in risalto il senso di rifiuto verso il mondo contemporaneo ricco di ipocrisie e falsità.

La successiva "Nuova Idea" riesce ad andare anche oltre: una base midi up-tempo con arrangiamenti da sigla televisiva di metà anni '80 che si coniuga alla visione busiana della vita senza censure e falsi pudori , ahimè la poetica si esaurisce in un risibile "la Coca è buona, ma poca / la Fanta è cattiva, ma tanta". Sob!

I brani più leggeri sono senza dubbio i meno dolorosi: "La Giornata Al Mare (Alè-Oò)" è una versione socio-estiva di "Pazza" utilizzando stereotipi e luoghi comuni da ombrellone, in un mix senza capo né coda di sonorità latino-orientali quasi fosse un medley da villaggio turistico; "Atti Osceni" è un intermezzo danzereccio italo disco di quarta mano, mentre "Mi Chiamano Mina (Ma Il Mio Nome è Aldo)" è chiaramente il brano più "homo" del disco, nient'altro che un omaggio personale alla Tigre di Cremona, che si dimostra ancora una volta come un'imprescindibile icona gay.

Se fin qua "tutto male" quando il nostro tenta la carta dell'introspezione romantica come in "Le Piace Brahms?", "Anestesia" e "Piccolino" si raggiunge il non plus ultra dell'umano sopportare e non ci resta che sventolare bandiera bianca con una mano sul pube per cercare di alleviare i dolori al sacco scrotale, francamente insostenibili.

Chiude le danze "Gran Finale" un pasticcio in chiave lirica inutilmente epico dove la voce legnosa e lagnosa dello scrittore, ma anche un tantinello stonata, rende inascoltabili anche i passaggi un minimo interessanti.

Nonostante cotanta schifezza e l'assenza di ariplay l'opera ebbe un notevole riscontro mediatico, più che altro dovuto per i penosi teatrini inscenati durante le conferenze stampa promozionali (memorabile resterà lo spogliarello con Maurizia Paradiso in concomitanza della presentazione del disco presso la discoteca gay Nuova Idea di Milano) vero preludio al totale sputtanamento che avverrà negli anni successivi a cominciare con la partecipazione al pessimo film "Mutande Pazze" (1992) di Roberto D'Agostino, per proseguire partecipando prima ad "Amici di Maria De Filippi" come insegnante di cultura generale e comportamento e poi a "L'Isola dei Famosi" per finire come responsabile de "La Posta del Cuore" di Rolling Stone Italia.

Preludio / Pazza


Nuova Idea


La Giornata Al Mare (Alè-Oò)


Tracklist:
01. Preludio / Pazza
02. Nuova Idea
03. Le Piace Brahms?
04. Mi Chiamano Mina (Ma Il Mio Nome è Aldo)
05. Atti Osceni (Intermezzo)
06. Piccolino
07. La Giornata Al Mare (Alè-Oò)
08. Anestesia
09. Gran Finale
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1 commenti:

  1. A parte gli scherzi, sembrerebbe che questa sia pure l'unica "opera" canora del Busi nazionale... a farne di capolavori così ai giorni nostri! Mi mancano tutte quelle produzioni "flop per essere flop" che si facevano negli anni '90 e che rivelano poi immancabilmente delle chicche da collezione dopo una decina d'anni... Busi fai un remastered di "PAZZA" su cd o dvd blu-ray!

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