
Ben ritrovati sulle pagine di Orrore a 33 Giri, sito che stimo per svariati motivi, tra i quali la cortesia del padrone di casa e la ricerca giù giù, fino al fondo del barile (che ha un fondo altro che doppio…).
Mi chiamo Frank, in arte FrankDee e arrivo dalla provincia di Milano.
Normalmente mi occupo di dischi molto più datati di quello che vado a presentarvi: la mia materia, infatti, è il decennio degli anni '50. Tuttavia, chi mi conosce bene sa che io incarno una specie di Dr. Jekyll e Mr. Hide musicale, ossia sconfino spesso in territori che, apparentemente, non sono solito frequentare. Ma un amante della musica non si pone limiti, giusto?
Il nome Gianni Simioli vi dice qualcosa? Se non vi è familiare, posso dirvi che fu uno degli speaker di punta di
Radio Kiss Kiss Network negli anni '90: se non ricordo male, la sua attitudine lo portava a condurre un programma di carattere comico sulle frequenze del network napoletano. Anzi, dal 1992 al 1996 fu anche direttore artistico dell’emittente, da poco reduce dal salto di qualità a network nazionale (si sentiva anche a Milano, per quello ho questo disco). Sempre alla ricerca di sensazioni nuove e di stimoli artistici, Simioli, nel 1992, ci regala questa perla su vinile 12'' a 45 giri,
"Fatti una Plastica". Il brano mette insieme una serie di citazioni e "campioni" presi da altri dischi del passato:
"Thriller" di
Michael Jackson, una parte di cassa ritmica da
"Now This Is Fun" dei
Depeche Mode (lato B del più noto singolo
"See You" dell’82),
"Daddy Cool" di
Boney M,
"Se Mi Lasci Non Vale" di
Iglesias,
"Please Don’t Let Me Be Misundestood" di
Santa Esmeralda,
"Stai Lontana da Me" di
Celentano, un riff dei
Crown Heights Affair,
"You Gave Me Love" e l’allora ballatissima
"Na Na" di
N.U.K.E., usata come nenia portante. Quasi un "pastiche". Anche senza il quasi.
Tuttavia il pezzo girava bene, allora poteva sfondare di più di quel che fece: ho fatto radio anche io, e in un paio di occasioni chiesi pareri ai miei colleghi facendogli sentire il disco, e dissero che aveva tiro. Ma gli anni passano, e io questo disco lo riascolto ora a distanza di molto tempo. E l’ho rivalutato parecchio, soprattutto per il testo, agghiacciante, che mi ha fatto pensare:
"Ma allora è colpa di Simioli se oggi la chirurgia estetica è tra quelle cose che una donna non può più negarsi???". Forse, ma il fatto è che mi ricordo solo questo episodio in materia di "pubblicità alla chirurgia"* – che allora, va detto, era addirittura controcorrente, perché spiattellava in faccia un concetto trattato palesemente in modo scherzoso. E invece guarda oggi: anche Emanuela Folliero si è rifatta, e si vede – ha perso dei punti, secondo me (secondo me stava bene com’era prima, oggi è artificiosa).
Certo, non è colpa di
"Fatti una Plastica" di Gianni Simioli se oggi abbiamo un mondo con più silicone a spasso per le strade, tuttavia il testo, letto oggi, aveva del profetico.
Il disco usciva per la Flying Records, etichetta che allora andava forte sul settore techno/dance (vi ricordate
"Who Is Elvis?" – ecco, la distribuzione fu licenziata da questa etichetta che aveva sede a Napoli, non so se oggi esiste ancora). Il retro della copertina riportava alcuni "ringraziamenti", il cast che partecipò al disco (con tutti i riferimenti, compreso il numero di telefono, per contattare Ciro e organizzare una serata) e un paio di dediche, una delle quali svelava la vera intenzione sarcastica del disco:
"Grazie speciale alle tette grosse e finte che valorizzano quelle piccole e vere" e poi
"Dedico questo disco a Linda Evangelista e a tutti quelli impossibili e belli come lei".
Un’altra cosa evidente è che la terminologia di ieri ("farsi la plastica") oggi è stata soppiantata da forme che richiamano la "chirurgia estetica": semplice evoluzione di linguaggio o lessico di minor impatto psicologico per le povere (ma anche poveri) clienti che vogliono rifarsi?
Ma poi, che fine ha fatto Simioli oggi? Con precisione non lo so, ma ha un profilo su
MySpace e si parla di lui a macchia di leopardo (macchie non fitte, comunque) sulla rete.
* Nota a margine: una canzone dei primi
Adam & The Ants (registrata nel 1977 e pubblicata l'anno seguente) era intitolata
"Plastic Surgery", ma l’intenzione era puramente sado-maso, ossia l’elemento culturale principe che li contraddistingueva agli inizi.