Prima di parlare di questo disco è doveroso chiarire alcune cose importanti:Punto primo: tralasciamo il Pappalardo trash dell' isola di famosi e delle liti televisive. Ce la facciamo?
Punto secondo: dimentichiamo la canzone "Ricominciamo" e tutto ciò che ne consegue. E qui è difficile, lo so...
Punto terzo: ripercorriamo la carriera di Lucio Battisti fino agli ultimi album, quelli senza Mogol. Un Battisti ermetico, con canzoni che si amano o si odiano, ma sicuramente fanno discutere.
Ma che c'entra il Lucio nazionale con quest'opera?
Questa piccola, ma necessaria introduzione serve all'ignaro ascoltatore per inquadrare al meglio lo spirito dell' album "Oh! Era Ora" (1983) musicato da Adriano Pappalardo con i testi di un allora sconosciuto Pasquale Panella (che compare con lo pseudonimo di Vanera) e, ciliegina sulla torta, l'efficace arrangiamento di un certo Lucio Battisti.
Non è affatto semplice descrivere un album così fuori dalle regole: queste otto canzoni infatti sono difficilmente collocabili come genere; il prodotto ricorda molto il primo esperimento di Lucio senza il suo mitico paroliere Mogol, quel "E Già" uscito giusto un anno prima del disco in questione: un suono votato all' elettronica con suoni ciclici, ripetitivi e freddi, ma mai banali e ritroviamo anche i testi così eterei e difficili del Battisti ormai abbandonato alla sua nuova strada musicale assieme al poeta ermetico Pasquale Panella.
Il disco si apre con il brano senz'altro più notevole del disco: "Signorina". Le prime parole del testo fanno capire che direzione prende il lavoro: "Sfiorare un'acqua svizzera, darle del lei, quell'acqua d'occhi esteri, darle del lei, mi sparivi, tra le stesse dita sue, mi rovini, io mi lascio lavorare e lascio fare" e ancora "E gli amori fanno esatto quel ronzio di lambretta di lontano per campagne e senza impegni".
La canzone stupisce perché è carina, orecchiabile e ben cantata. La voce di Adriano è profonda, grintosa il giusto e mai eccessiva, perfetta per questo "pop" con testi così particolari, degni di un ascolto approfondito per tentare di capire il contesto, se non addirittura ogni singola frase. Si parla d'amore e di sentimenti in una maniera totalmente nuova.
Le canzoni che seguono alla prima chicca forse perdono di immediatezza, ma non rinunciano a testi ipnotici e giochi di parole che ad ogni ascolto assumono sfumature nuove: "M'ha spappolato il cuore passando col rosso fiammante della lingua - io vivo d'amore" (da "Breve la Vita Felice"), o addirittura snaturano l'essenza della canzone, come nel caso del brano "Caroline e l'Uomo Nero": "Questa è una canzone registrata, è chiaro, esatto, giusto o no, non facciamo scherzi per favore niente versi da posto, parlo chiaro o no, qui c'è il coro - Caroline!".
Arriviamo in un attimo all'ultimo brano che dà il titolo all'album, un divertissement che ricorda il brano "Pasta e Fagioli" del buon Lino Toffolo ma in versione vegetariana, più poetica ma comunque divertente anche se forse è l' unico brano veramente degno di entrare in una futura compilation di genere.
Giudizio più che positivo per questo lavoro snobbato e quasi dimenticato, che merita sicuramente un ascolto più approfontito, sempre tenendo ben presente mio cappello introduttivo.
Tracklist:
01. Signorina
02. Vanessa Moda Gaia
03. Breve la Vita Felice
04. Puoi Toccarmi Tutto a Me
05. Caroline e l' uomo nero
06. Questa Storia
07. Io Chi è
08. Oh! Era Ora






Chissà perchè, ma ho sempre l'impressione che Adriano avrebbe potuto fare molto di più se non fosse stato ingabbiato nell'immagine che vediamo oggi.
Gli fecero fare i Festival del Proletariato quando non c'entrava nulla.
Cantò "Ricominciamo" per acchiappare un'audience nazional popolare quando in realtà ha una bellissima voce blues.
Sicuramente non è un ingenuo ma fu assorbito da una cultura machista che ancora oggi lo fa sembrare tale. E lui recita la parte per spirito di sopravvivenza.
W Adriano e W Rita Pavone.
Grandi artisti che il capitale ha svilito fino a farne sembrare macchiette.