Renzo Arbore - Discao Meravigliao (1988)

Renzo Arbore - Discao MeravigliaoRenzo Arbore è uno di quei personaggi televisivi che, come il suo vecchio socio Gianni Boncompagni, ha sempre azzeccato l'idea giusta al momento giusto; lui c'era a "Bandiera Gialla", c'era a "Quelli Della Notte", e c'era anche a "Indietro Tutta", uno degli ultimi grandi e innovativi varietà della televisione italiana.

Datato 1988, il programma "Indietro Tutta" era caratterizzato da un cast eccezionale (con un Nino Frassica all'apice della celebrità, della comicità e dello spessore dei baffi), da gags eccezionali ma soprattutto da una manciata di canzoni azzeccatissime, alcune delle quali entrate di diritto nell'immaginario collettivo nazional-popolare italiano: stiamo parlando di brani del calibro di "Vengo Dopo Il Tiggì", che riprende il discorso dove l'aveva lasciato Rita Pavone con la sua "La Partita Di Pallone", di "Sì La Vita è Tutt'un Quiz" ma soprattutto del tormentone filo-brasiliano "Cacao Meravigliao", cantata da Nino Frassica e da una giovanissima Paola Cortellesi.

Johnson Righeira - Ex Punk, Ora Venduto (2006 - CD)

La figura di Johnson Righeira (Stefano Righi) è legata a doppio filo ai successi italo disco di "Vamos a la Playa", "No Tengo Dinero" e "L'Estate Sta Finando", entrati a pieno diritto nella storia del pop italiano, ma questa immagine artefatta, volutamente eccentrica, esagerata e vuota è solo una maschera.

Johnson prima di dare il via al progetto Righeira era uno spirito punk che bazzicava la città di Torino lavorando in una radio privata e fondando la fanzine "Sewer/La Fogna". In realtà in nostro non era affatto un rockettaro, ma era affascinato sia dall'estetica che dalla filosofia del punk che da un lato riportava ai minimi termini il rock'n'roll dopo l'orgia del prog degli anni precedenti e che creava un'iconografia inedita e riconoscibilissima.

La raccolta dal titolo geniale "Ex Punk, Ora Venduto" pur essendo molto breve ci regala uno spaccato di quegli anni di transizione tra attitudine punk, sonorità già new wave, tentennamenti ska, spirito goliardico e tanta voglia di divertirsi.

Lolo Ferrari - Airbag Generation (1996 - singolo)

Lolo Ferrari - Airbag GenerationSicuramente almeno una volta nella vostra vita avrete incrociato la foto di Lolo Ferrari, al secolo Eva Valois, la donna che detiene il Guinness dei primati per il décolleté più grande di tutti i tempi pari a ben 180 cm.
Come è facile immaginare questa opulenza non è affatto naturale, ma frutto di ben 22 interventi chirurgici che oltre ad averle gonfiato i seni hanno dato anche qualche aggiustatina al resto, labbra in primis.

Grazie a tutto questo ben di Dio diventò ben presto la regina dei freak show del XX secolo dove si mostrava sempre fiera della sua "femminilità" che però le causava grossi problemi di stabilità, causandole rovinose cadute e non pochi problemi per condurre una vita normale (non poteva prendere l’aereo per l'alto rischio di rottura delle protesi a causa della pressione e poteva dormire solo sul lato e non sulla schiena per non farsi soffocare).

Raggiunta la fama, Lolo pensò bene di mettere a frutto le sue tette gigantesche tuffandosi nel mondo del porno, che un po' come la musica, non rifiuta nessuno o quasi, infatti il passo dal set a luci rosse alla sala di incisione fu assai breve. Nel 1996 vide la luce il suo primo singolo "Airbag Generation" lanciato in grande stile con il supporto di un video promozionale.
La canzone non può definirsi inascoltabile (c'è di peggio), ma suona datata di un paio d'anni rispetto alle produzioni dance di quegli anni e, pecca più grande, manca totalmente di appeal suonando come una outtake di Haddaway.

Il pezzo non fece ballare proprio nessuno ed oggi è un pezzo da museo degli orrori, soprattutto per via dell'interprete che ci riprovò impenemente l'anno successivo con "Set Me Free" che affonderà nell'anonimato ponendo fine alle sue ambizioni di cantante.
Lolo inciderà altri due brani "Dance Dance Dance", piacevole cabaret-dance in lingua madre, e la cover di Thelma Huston "Don't Leave Me This Way" che però non vennero mai pubblicati ufficialmente.

Nel 2000 l'attrice francese muore tragicamente il giorno dopo del suo compleanno a soli 38 anni per un overdose da antidepressivi che assumeva abitualmente da anni, lasciando un'ombra oscura sulla vita di questa Barbie per adulti.

Lolo Ferrari - Airbag Generation

Gypsy Pistoleros - Livin’ La Vida Loca da "Para Siempre" (2008)

Gypsy Pistoleros - Para SiempreImmagginate se i Motley Crue fossero nati in Spagna come avrebbero potuto suonare? Ovviamente flamenco-hard rock! I non più giovani Gypsy Pistoleros sono qui per dimostrarcelo fondendo tutta la carica adrenalinica di band come Guns N' Roses, L.A. Guns, Rose Tattoo e primi Aerosmith con le loro radici spagnole a suon di flamenco. Anche se l'accoppiata sembra piuttosto bizzarra c'è da dire che la strana creatura suona davvero bene, forgiando un suono davvero peculiare impregnato di crudo rock'n'roll, ma che suona chiaramente latino come dimostra il singolo "Un Hombre Sin Rostro, Pistolero".

Come ciliegina sulla torta del loro disco d'esordio "Para Siempre", che cita i connazionali Heroes Del Silencio recentemente riformatisi, i 4 fratelli Lee J. Pistolero, Iggie Pistolero, Angel Pistolero e Leeroy Pistolero (vi ricordano qualcuno?) hanno inserito una meravigliosa cover de "Livin' La Vida Loca", piccolo gioiellino nella penosa discografia di Ricky Martin (già coverizzata in chiave death metal dai Ten Masked Men con risultati pessimi). I nostri 4 Pistoleros riprendono l'energia della canzone aggiungedoci un alto voltaggio di scuola punk, donandogli un tocco ottantiano senza giocare la carta del revival, ma anzi facendo buon uso della sezione di fiati; il risultato sembra una canzone presa in prestito dal repertorio del Billy Idol più rockettaro.

Pur non essendo certo quattro sbarbatelli i consumati rocker iberici potrebbero essere una felice scoperta; se volete approfondire visitate la loro pagina su MySpace.

Gypsy Pistoleros - Para Siempre

Jo Chiarello - Discografia

Jo Chiarello - Che Brutto Affare!Che cosa ci vuole per realizzare un inno trash di culto? Qualcuno chiede a Baglioni, qualcun altro a Luca Sardella, qualcuno persino ad un illustre sconosciuto come Graziano Romani.
Tentativi vani: per realizzare un anthem underground come si deve, la formula è questa: prendete una diciottenne siciliana biondissima e dall'aria sbarazzina, affiancatele un produttore-autore-viveur del calibro di Franco Califano, fategli scrivere e produrre una canzone per lei che ridicolizzi la figura maschile, impacchettate il tutto e spedite al Festival di Sanremo nel 1981. Voilà, "Che Brutto Affare!" è servita, la carriera di Jo Chiarello è iniziata, e al grido (acutissimo) di "Io ti consideravo un superman / ma non sei neanche un man / scemo, non sei nemmeno lametà di un man" le ragazze deluse di ieri e di oggi (più di oggi che di ieri, per dirla tutta) rispondono con entusiasmo e partecipazione.

Facciamo un passo indietro; torniamo al 1981, quando il Califfo, pensando al personaggio di Jo Chiarello come ad una donna aggressiva, disinibita e determinata, scrive una manciata di brani dall'alchimia tanto unica quanto sottovalutata, il risultato sonoJo Chiarello - In Bianco liriche impareggiabili persino dalla produzione solista di Califano: in "Io Ti Farò Impazzire" Jo canta: "io ti farò impazzire / io ti farò morire / io ti farò sballare / non ti potrai divertire / d'accordo tu sei grande / ma non sei nato amante / io invece la passione / la tratto fin da quando faccio colazione / sono una ragazzina ma fossi in te / la prenderei sul serio una come me / da questo istante se pure tu non vuoi / con me ti scotterai"; in "In Bianco" ci regala questa perla "non sei stanco / di una che ti manda sempre in bianco? / Non si smuove la mia lampo / sento che tu non hai scampo / poche balle / non cammini sopra la mia pelle / non mi agiti la mente / guardo te e non vedo niente", "Signorino" recita: "non ho esperienze ma sono così, disincantata / e non ho fretta di stendermi qui, innamorata", e di nuovo in "Che Brutto Affare!" sentiamo dire "che brutto affare! / Non mi hai insegnato neanche a far l'amore / capisco adesso che non ci sai fare / parlavi bene e razzolavi male". Lolita di Nabokov in confronto è una pivellina dell'asilo, insomma. Della serie che se io fossi stato il fidanzato di Jo Chiarello in quel periodo, sarei internato vicino alla piccola Erika Mannelli, convinto di essere L'Elefante Gay in persona.

Jo Chiarello - L'Ultimo Metrò"Che ora sarà" segna un'improvvisa svolta melanconica: "Comincia quasi sempre per dispetto / che si finisce sopra un altro letto / e se hai fortuna trovi un altro uomo / che come te moriva troppo solo", e coincide con la fine della collaborazione artistica tra Califano e Jo, per ovvie divergenze artistiche: le vendite dei dischi si sono rivelate un fiasco, e miss Chiarello, ormai in totale disaccordo con il ruolo che il Califfo ha pensato per lui, cambia completamente stile, look, produttore ed etichetta, situazione nella quale si troverà fin troppo spesso negli anni successivi, cambiando 3 record labels in meno di 6 anni.
Inizia il declino (se mai c'era stata un'ascesa), non tanto dal punto di vista della notorietà, anzi aumentata grazie alla vittoria nella categoria Giovani ad "Un disco per l'estate '88" e il secondo posto sempre tra i Giovani a "Sanremo '89" con "Io E Il Cielo", quanto dal punto di vista musicale e artistico: senza la nota di colore fornita da Califano, le successive canzoni di Chiarello suonano come il lamento di unaJo Chiarello - Ma Che Bella Storia D'Amore madre argentina nel periodo dei desaparecidos ("Come nasce un nuovo amore"), e la stessa Jo assume lo stile, il look e il portamento di Sandra Bullock in quei film in cui interpreta la madre divorziata con problemi di alcool e con i figli in affidamento al padre. "Lei No" e "L'Ultimo Metrò" del 1984 affrontano la classica tematica sociale,che tutti gli artisti in declino prima o poi infilano a forza nelle loro produzioni: in questo caso si parla della solitudine della donna emarginata nella grande città.
Improvvisamente nel 1985, complice l'ondata "caraibica" portata da brani come "Tropicana" del Gruppo Italiano, sembra esserci un ritorno alla vecchia Jo Chiarello, con la sua "Ma Io Vi Mollo E Vado Al Mare", dal testo impareggiabile nella sua casualità "Ma io vi mollo tutti e vado al mare / compro una barca esco per pescare / mi sento una sirena innamorata / altro che situazione disperata / ma io vi mollo tutti e vado al mare / olio di cocco e crema da spalmare / vi mando cartoline colorate / le mie paure me le son mangiate". Chissà se almeno avrà imparato a pescare.
Gli ultimi due singoli, "Ma che bella storia d'amore" ed "Io e il cielo" (cui è seguito l'omonimo LP) sprofondando nel buco nero dei tardi anni'80, anni fatti di arrangiamenti finti come la voce di Den Harrow e di ballad dall'andamento straziante. Il secondo ed ultimo LP, del 1993, "Prima Le Donne E I Bambini", merita una citazione solo per il titolo di una canzone: "La Fonte Intelligente Delle Nostre Idee"; idee di chi?

Jo Chiarello - Come Nasce Un Nuovo AmoreIn buona sostanza, Jo Chiarello durante i primi '80 sarà anche stata una sciacquetta con la vocina stridula e le gambe da grillo, fasullissima icona della donna emancipata (non dimentichiamo che in fondo è stata lanciata da Califano!), ma canzoni-manifesto della mediocrità come le sue sono davvero merce rara, inoltre i suoi ritornelli ad ultrasuoni funzionavano egregiamente.
A noi di Orrore a 33 Giri piace spalleggiare quegli artisti che partono già svantaggiati.


Discografia:


Singoli:
  • Che brutto affare! / Io ti farò impazzire (1981)
  • In bianco / Signorino (1982)
  • Che ora sarà / E intanto stasera (1983)
  • Lei no / L'ultimo metrò (1984)
  • Ma io vi mollo e vado al mare / Stai con me (1985)
  • Ma che bella storia d'amore / Il futuro (1987)
  • Come nasce un nuove amore / Poesie di un attimo (1988)
  • Io e il cielo / Come nasce un nuovo amore (1989)
Album:
  • Io e il cielo album (1989)
  • Prima le donne poi i bambini (1993) *
  • Jo Chiarello (1998 - raccolta)
* pubblicato come Giò Chiarello

Mikimix - La Mia Buona Stella (1997)

Mikimix - La Mia Buona StellaNel suo libro autobiografico "Saghe Mentali", CapaRezza ammette ripetutamente quanto il suo secondo disco, "La Mia Buona Stella", uscito con il nome d'arte Mikimix, sia una schifezza. Ma quando un disco fa così schifo, non basta l'ammissione dell'artista, bisogna girare per benino il coltello nella piaga.

Credeteci o meno, ma questo album segue di un annetto "Tengo Duro", il primo album vero e proprio pubblicato sotto l'ala protettiva della Sony Music, di cui riprende praticamente in blocco la scaletta aggiungendoci 3 scialbissime ballate alla ricerca disperata di airplay radiofonico.
Mettiamo subito le mani avanti, per farvi stare tranquilli: del disco non si salva niente, nemmeno un verso, nemmeno una singola nota, non c'è fantasia, non c'è originalità, non c'è groove, ma sopratutto non c'è una minima idea unitaria di fondo: sembra un progetto partorito dalla triade Repetto - Reitano - Ratzinger.

Jean-Pierre Massiera & Armando Torelli - Turn Radio On (1976)

Radioscopia - Turn Radio OnI nomi di Jean-Pierre Massiera e Armando Torelli probabilmente vi diranno poco o nulla, ma in relatà questi musicisti e produttori transalpini a cavallo degli anni '70 e '80 hanno lavorato a moltissime produzioni italiane e frencesi soprattutto di stampo disco, funky-groove e musica elettronica.
Il gruppo più famoso al quale sono legati sono senza dubbio gli indimenticati Rockets e le loro varie incarnazioni e diramazioni (Herman's Rocket e Visitors assieme a Claude Lemoine - per chi non lo sapesse il papà di Jordy).

Proprio poco prima dell'esplosione del fenomeno Rockets i due hanno trovato il tempo per mettere insieme un LP che, partendo dalla musica nuova di allora, racchiude e anticipa le tendenze musicale dei dancefloor di tutto il mondo di almeno 4/5 anni.

Leone Di Lernia - Padron Pensaci Tu (1983)

Leone Di Lernia - Padron Pensaci TuLa discografia di Leone Di Lernia, è infinita e sconosciuta (soprattutto a lui stesso) per opinione comune: non fai in tempo ad aggiungere un disco alla tua collezione pensando che sia quello mancante, che subito ne spunta fuori un altro, a ricordarti che con Leone non si scherza.
Situazione ideale per noi di Orrore a 33 Giri, che amiamo le sfide impossibili: per assecondare la nostra fame di completezza, le nostre orecchie d'acciaio, ma soprattutto la vostra sete di inascoltabile, quest'oggi iniziamo, in maniera rigorosamente casuale, a costruire tassello dopo tassello la discografia di Leone Di Lernia, e chiediamo ufficialmente un Guinness World Record nel caso in cui si riesca a completare il lavoro, prima che iniziamo a parlare pugliese per osmosi.

Oggi vi presentiamo "Padron Pensaci Tu" del 1983, edito dalla Duck Records; dalla copertina emerge urgente una prima considerazione: Leone Di Lernia è identico a Peter Griffin! (Nell'aspetto sicuramente, e anche un po' nella voce). Precisazione espletata, andiamo ad analizzare la tracklist del disco, che segue la formula classica "pezzi in pugliese e pezzi in italiano", formula che ha sempre accompagnato Leone, persino nell'infelicissimo (ma non nelle vendite) periodo delle parodie-dance anni '90.

Rispetto al periodo "Te Si Magnate La Banana" però, qui i pezzi sono tutti originali e il registro utilizzato è quello della canzone ironica, a volte autoironica (come in "I Guai Della Bellezza"), spesso critica (come nella title track "Padron Pensaci Tu", in "Carcerato" o in "Caro Giornale"): insomma, in qualche modo il nostro Leone all'epoca era un cantautore completo!

So che faticate a crederci, quindi ecco qualche esempio di arguzia autoriale:
O padron dagli occhi buoni
fai morir tutti i terroni
o padron dagli occhi belli
fai crepare solo quelli
mio padron pensaci tu
fai che non ne nascan più
fai che di terronacci
più non ne rimanga traccia
nella tua grande saggezza
fai che vadano in monnezza
fai che vadano giorno e notte
ogni momento a farsi fotte

O ancora, da "Il Metadone": "Nella nostra società / per essere più in voga / è necessario che si usi / anche la droga / per poi poterne parlare / e infine teorizzare / dove quando come fare / per poterla eliminare / il metdaone il metadone / è un argomento in questione", tutto questo su ottime basi rhythm and blues, funky, rock'n'roll, disco music e c'è persino il blues di "Non Mi Puoi N'gastrè". A chiudere il disco, un gioiellino che brilla di luce propria: "Disco Fred", ovvero 7 minuti di medley di Fred Buscaglione in chiave discomusic, il tutto cantato da Leone, ovviamente! Mai più senza.

In conclusione, "Padron Pensaci Tu" non sarà un disco di platino, ma è un prodotto ottimo e fruibile a distanza di 25 anni. La domanda che viene da porsi a questo punto è: Leone, PERCHE'? Perchè "Cumba Giuan", "Te Si Magnato La Banana", perchè "Lo Zoo Di 105"? Eri un artista stimato, magari non ricco e famoso, ma avevi buone potenzialità, e le tue canzoni erano intelligenti! No... Ma no... No dai, Leone, non ti offendere, siamo stati troppo duri con te, vieni qui, cantaci ancora una volta "Lalalì Lalalà, Pesce Fritto e Baccalà", facce ride.

Padron Pensaci Tu








I Guai Della Bellezza








Disco Fred








Tracklist:
01. Padron Pensaci Tu
02. Spremi Spremi
03. Non Mi Puoi N'Gastrè
04. Vierno
05. I Guai Della Bellezza
06. Liberazione
07. Carcerato
08. Stratina
09. Il Metadone
10. Caro Giornale
11. Disco Fred

New Trolls - Nunca En Horas De Clase (1978)

New Trolls - Nunca En Horas De ClaseI New Trolls sono un gruppo che non ho mai capito: che piacciano o meno sono stati capaci di scrivere due pagine fondamentali del prog targato Italia come "Concerto Gross N°1" e "Ut" per poi (s)vendersi al mercato con brani inutilmente pop, stendendo un velo pietoso sulle loro ultime apparizioni al festival di Sanremo.
Nel 1978, in piena crisi esistenziale, la band partecipa alla colonna sonora del film spagnolo "Nunca En Horas De Clase" e sfruttando il fatto che l'album verrà distribuito solo nella penisola Iberica, decide di sperimentare senza ritegno, tuffandosi a piene mani nel taumaturgico sound disco che riuscì a far rinascere persino i Bee Gees, dai quali trarranno ispirazione oltre che per il look anche per le polifonie vocali ed l'onnipresente falsetto.
Ascoltando le quattro tracce presenti nell'album, per l'occasione tutte in inglese, si ipotezza cosa possa essere successo alla band genovese, probabilmente furono rinchiusi per sei mesi in una discoteca in compagnia dei Cugini di Campagna o forsa qualcosa di peggio che non oso immaginare. Con "It's Downtown", singolo tutto "cassa, rullante e charleston" (cit.), ci troviamo di fronte ad una canzone che avrebbe stonato anche in un matrimonio di dubbio gusto, la ballata "Good Morning People" sembra un vecchio scarto dei fratelli Gibb, riarrangiato per l'occasione, la ridicola "Ha Ha Ha" (vero gioiello kitch) è la sagra del camp come solo Rafaella Carrà è stata capace fare, e suona come una parodia fatta da Elio e le Storie tese, ma purtroppo è tutto vero. Chiude in "bellezza" la ballata effemminata "I Can See The Rain" vero inno da oratorio che però risulta essere la cosa più riuscita del lotto da un punto di vista strettamente musicale.
La band tornata in terra natale non abbandonò del tutto le sue ambizioni beegeesiane, ma purtroppo o per fortuna non ci regalò mai pezzi di questa caratura. Se avete sempre pensato che i New Trolls fossero un gruppo noioso cercate quest'album e vi ricrederete.

Tracklist:
01. It's Downtown *
02. Good Morning People *
03. Romantic Lover
04. I Love You Maestro
05. Sweet Sweet Love
06. Ha Ha Ha *
07. I Can See The Rain *
08. All The Way
09. Escucha Mi Guitarra
10. More

* brani interpretati dai New Trolls

Gigi Sabani - Misto Fritto (1998)

Gigi Sabani - Misto FrittoGigi Sabani, anche se ha deciso di salutarci qualche tempo fa, su queste pagine lo ricordiamo sempre volentieri, vuoi per le sue imitazioni che non facevano ridere, vuoi per le amicizie pericolose con personaggi del calibro di Valerio Merola.
In realtà questa volta parlaimo del suo primo ed unico album mai inciso dal nostro, una sorta di canto del cigno dove Gigi vuole mischiare la sua attitudine goliardica e le sue ambizioni di cantante, sfumate durante uno sfortunato festival di Sanremo una decina di anni prima.

Che cosa avrà mai combinato vi starete chiedendo. E' presto detto: è riuscito a mettere in fila 10 famosi brani di musica leggera italiana facendoli interpretare da cantanti totalemente estranei al contesto originale. Ovviamente il nostro si fa carico di dar voce a questi 10 interpreti imitandone non solo la voce, ma anche il piglio e l'attitudine.

Gabibbo - Le Sigle Storiche del Gabibbo (bonus disc di "Veline") (2008)

Forse per puro caso più che per spirito filologico, ma fatto sta che questa volta la Universal ha prodotto un disco davvero croccante. Di cosa stiamo parlando con tanta enfasi? Difficile da credersi ma di "Veline", la nuova compilation legata allo spin off estivo di "Striscia la Notizia". No, tranquilli non ci siamo rincoglioniti, della raccolta non ci frega assolutamente nulla, quello che vale il prezzo dell'acquisto è il bonus disc intitolato "Le Sigle Storiche del Gabibbo" che raccoglie le migliori canzoni del famoso pupazzone rosso ideato da Gero Caldarelli ad inizio anni '90 "ispirandosi" a Big Red, mascotte della Western Kentucky University con cui Mediaset-RTI e Giochi Preziosi hanno in corso una causa per plagio.
Inizialmente il Gabibbo, la cui voce parlante è di Lorenzo Beccati mentre quella cantante è di Antonio Ricci, è stato utilizzato solo come mascotte del TG satirico, poi si è stato trasformato in un inviato speciale del TG stesso con il compito di smascherare le piccole/grandi magagne della Penisola, ma contemporaneamente ha preso parte anche ad altre trasmissioni televisive, diverse televendite e spettacoli live; sin dal suo debutto sul piccolo schero è però stata chiara la sua vocazione per la musica interpretando la sigla di chiusura di "Striscia la Sotizia" e quasi inevitabilmente nel corso degli anni è finito per incidere diversi album.
Senza troppa sorpresa oggi i dischi del Gabibbo sono merce rara, soprattutto in formato CD visto che pochi si sono presi la briga di comprarli anche quando si trovavano a pochi euro nei cestoni dei supermercati (io sono uno di questi e mi maledico). Finalmente oggi arriva questa raccolta che permette a tutti gli appassionati di poter riascoltare le sigle più famose, a partire dalla primissima "Ti spacco la faccia" ed a seguire tutte le altre come le terribili "Fu fu dance" e "Formaggi selvaggi", "La rumenta", fino ad arrivare alla recente "La tribù - Canzone pop...ulista".
Tutto bene? Bhè non proprio, manca almeno un brano assolutamente fondamentale come "My name is Gabibbo" che doveva essere inserito per avere una retrospettiva completa, in questo modo ci troviamo davanti ad un prodotto sicuramente interessante, ma è come guardare la Vittoria di Samotracia (la famosissima Vittoria alata conservata al Louvre per intenderci): bella ed affascinante ma pur sempre una statua fatta a pezzi, ben lontana dallo splendore dell'opera completa.

Tracklist:
01. Ti spacco la faccia (1990-1991)
02. Ma sei scemo (1991-1992 )
03. Le tasse (1992-1993)
04. Hai capito cocorito? (1993-1994)
05. Fu fu dance (1994-1995)
06. La rumenta (1995-1996)
07. Caramelle (1997-1998)
08. I nostri (1998-1999)
09. Puzzoni (1999-2000)
10. Formaggi selvaggi (2000-2001)
11. Euregghe (2001-2002)
12. Specchietti (2002-2003)
13. Sirenone (2003-2004)
14. Menti brulicanti (2004-2005)
15. Le cozze (2005-2006)
16. Mazzachere (2006-2007)
17. La tribù - Canzone pop...ulista (2007-2008)

Magic Voice - Dinosauri Sulla Terra (2005)

Magic Voice - Dinosauri Sulla TerraMa chi è questo Magic Voice? Molti guardando i suoi video si saranno fatti questa domanda, stupefatti dalle sue incredibili performance e dai suoi esilaranti discorsi confusi. Sulle gesta eroiche di Magic Voice girano mille leggende metropolitane, si dice che spesso e volentieri lo si possa incontrare in qualche bar romagnolo completamente ubriaco, o su una panchina della stazione ferroviaria di Rimini.

Ma torniamo alla domanda: chi è davvero Magic Voice?

Magic Voice, al secolo Francesco Giancaspro da Molfetta è per sua stessa definizione “un uomo capace di tutto”, il colpo basso all'establishment che alla Corrida bacia sulla bocca Antonella Elia, è l’ideale del "matto" di cui tanto vaneggia Povia, matto che però non fa sorridere suscitando pietà, ma fa proprio ridere di gusto con le sue trovate e le sue rocambolesche uscite, talvolta volute, talvolta inconsce, mai volgari. Magic Voice è l'ultimo vero clown del nostro tempo, l'ultimo pagliaccio triste, per bambini, nonni e genitori. Magic Voice è il lirismo magico dei barboni, altro che Povia!

Col suo nome d'arte che sa di America degli anni '80, scelto forse proprio perché, come Salgari fece con Mompracem, lui quell’America non ha mai potuto viverla, Magic Voice nelle sue canzoni va dalle forti critiche sociali di “Povera Piccola Italia” (“purtroppo è la realtà, l’Italia è questa qua, purtroppo è pura verità, l’Italia è questa qua”) al dadaismo spicciolo di “Tra Zim Tra Zum” (qui in una nuova versione intitolata "Zum Zum Track"), che affonda le sue radici in qualche assurda tradizione popolare pugliese.

Con alti e bassi, quanto gli permette l'alcolismo altalenante, lo potete vedere una volta sfatto in una piscina a sciorinare liriche improvvisate su quanto il nostro sia un "Porco Mondo", la volta dopo ripulito e quasi cosciente a mettersi in gioco con un pizzico di autoironia ne “La Botola” di Fabrizio Frizzi.

Il disco che oggi vi presentiamo, "Dinosauri Sulla Terra", raccoglie tutti i suoi successi, alcuni risalenti alla metà degli anni ’90, altri prodotti apposta per l’occasione. I brani sono tutti scritti da Rinuccio, al secolo Rino Piccione, che altri non è che il tastierista folle dai mille cappelli che potete ammirare in questa splendida performance di Magic Voice in una rete locale romagnola; non a caso se spulciate negli archivi della Lollygag, l’etichetta che ha pubblicato “Dinosauri Sulla Terra”, troverete una manciata di album firmati da Rino Piccione.

Magic Voice è un vero uomo di spettacolo, un dilettante vero, nel senso che si diletta a fare di tutto, la musica, la tv, le barzellette, le poesie, il cabaret, tutto fatto male, ma con tanto coraggio, il coraggio di chi forse è in un mondo tutto suo e che in ogni caso non ha nulla da perdere.

I più grandi miti spesso nascono dalla costanza nella dissoluzione: vent’anni passati a dormire in stazione girando con due buste di dischi per autopromuoversi sono cento volte più poetici, formativi e interessanti di una "Vita Spericolata". Perchè Magic Voice è la vera voce di chi è borderline, è il lavapiatti che nel tempo libero canta le canzoni di Umberto Tozzi, e che da un giorno all’altro fa ballare tutta la riviera con la sua “Ciao Ciao Lulù”.

Il disco è scaricabile gratuitatemente e legalmente dal sito ufficiale della Lollygag; chiunque fosse in possesso di altro materiale audiovisivo di Magic Voice è pregato di contattarci.

Eccezionalmente ci siamo permessi di omaggiare uno dei momenti più divertenti (e tristi) della sua carriera, e quest'oggi vi presentiamo uno specialissimo ed esclusivo remix de "Le Barzellette Di Magic Voice", only for your ears.



Tracklist:
01. Dinosauri Sulla Terra
02. Figlio Di Cornuto
03. Zum Zum Track
04. Povera Piccola Italia
05. Internet
06. Testa Fresca
07. Ciao Ciao Lulù
08. Venerdì
09. Ucci Ucci
10. Ciao Ciao Lulù (Base)

Erika Mannelli - L'Elefante Gay (1984 - 7'')

Erika Mannelli - L'Elefante GaySiamo nel 1984, i varietà tengono incollati allo schermo milioni di spettatori con lustrini, paillettes e grandi comici, l'Indice di Gradimento è ancora il sistema di valutazione più efficace per i programmi televisivi e l'AIDS è stata scoperta da poco e non ha ancora abbastanza risonanza per intimorire la coscienza collettiva; il 6, il 7 e l'8 Dicembre di quell'anno la seconda rete Rai trasmette in diretta in prima serata l'Ambrogino, festival di canzoni per bambini, ideale corrispettivo milanese al bolognese "Zecchino d'Oro".

In gara all'Ambrogino c'è una bambina vestita di rosso, Erika Mannelli, che si presenta con una canzone scritta per lei da Gianni Greco, autore e conduttore televisivo e radiofonico molto attento alle tematiche omosessuali, pur essendo egli eterosessuale. Ed è così che, un po' per burla, un po' per provocazione, un po' perchè in effetti il pezzo funziona, la piccola Erika finisce a cantare in diretta nazionale una canzone dal titolo "L'Elefante Gay". Col passare del tempo, il pezzo diventa un culto nell'ambiente gay (ma non solo), al punto che nel 2005 Platinette ne inserisce una cover in una compilation dal chiaro titolo "Pride Compilation", non rendendo però piena giustizia al pezzo originale.

I Parlamentari - Cosa Sarà (1995 - singolo)

I Parlamentari - Cosa Sarà
La politica italiana ci ha abituati alle più varie stranezze e ai più insoliti scambi di ruoli: giornalisti che fanno i politici, politici che fanno i presentatori, presidenti che fanno gli operai, comici che si credono politici, e politici che sono comici. Da questa lunga lista non può assolutamente mancare la rarità che vi presentiamo oggi, che rientra nella inedita categoria "politici che fanno i musicisti"; qualcuno obietterà che ci sono almeno un paio di casi documentati di musica in politica (il rinomato dinamico duo Berlusconi - Apicella e il meno noto disco giapponese della Mussolini), ma i fatti parlano chiaro, questi sono in realtà casi di personaggi che erano musicisti e poi sono diventati politici, mentre il disco che oggi vi presentiamo, "Cosa sarà" (b-side "Più forti insieme"), firmato da "I Parlamentari" è cantato da 37 politici appartenenti a tutti i partiti presenti nel parlamento italiano ed europeo, tra cui spiccano i nomi di Ignazio La Russa e Alfonso Pecoraro Scanio. Il progetto fu realizzato nel 1995 per una qualche sorta di non meglio identificata beneficenza (c'è di mezzo un fantomatico "Istituto Sacra Famiglia"), ma onestamente questo non basta neanche lontanamente a giustificare l'infamia del prodotto realizzato. Prendete il Marco Masini più ispirato, dategli un sacco di botte in testa con una tastiera midi del 1995, aggiungete i colpi di reni vocali di un gruppo di politici annoiati dall'ennesima finanziaria (e per registrare questa roba devono aver preso i parlamentari più splendidi di tutto il mucchio), e se i tagli all'Istruzione vi danno una mano, forse otterrete un disco fetente come questo.
In tutto ciò la cosa che più fa riflettere è che dall'unico caso di collaborazione unilaterale di tutti i partiti politici italiani sia uscita questa porcata ignobile.

- Cosa Sarà  






- Più Forte Insieme  








Cosa Sarà

Cosa sarà, cosa sarà
Che fa nascere una canzone
Cosa sarà, cosa sarà
Che fa crescere un'illusione
Se hai visto il cielo abbracciare il mare
Se conti le stelle ogni notte come me
Ma la mia stella poi qual'è
Cosa sarà, cosa sarà
Che fa vivere o' sentimiento
Cosa sarà, cosa sarà
Che ti fa restare in piedi
Se credi che per riuscire non ci sono se
Trova la strada che cercavi dentro te
Non sembra vero ora c'è

Prendi le mie mani e poi dammi le tue mani
E' più facile domani se viviamo a quattro mani
E tu resti insieme a noi
E allora prendi le mie mani e poi dammi le tue mani
E' più facile domani se viviamo a quattro mani
E tu resti insieme a noi

Cosa sarà, cosa sarà
Che ti fa cambiare il tempo
Cosa sarà, cosa sarà
Che dà sorriso al pianto
Se da questa notte c'è una stella anche per te
Trovi un amico tu che dici che non c'è
Torna il sereno dentro me

Prendi le mie mani e poi dammi le tue mani
E' più facile domani se viviamo a quattro mani
E tu resti insieme a noi
E allora prendi le mie mani e poi dammi le tue mani
E' più facile domani se viviamo a quattro mani
E tu resti insieme a noi


Più Forti Insieme

C'è chi ancora fa miracoli
In questo mondo a ostacoli
Chi ha il bastone dei più deboli
E l'anima dei fragili
C'è chi scansa via le nuvole
E asciuga quelle lacrime
Di chi si sente un vuoto a perdere
E sta per svendere la vita
Per chi ogni giorno lotta e lotterà
Con le contrarietà
C'è un nuovo amico che ti aspetta già
Non ti deluderà

Noi, più forti insieme noi,
Riacciendi gli occhi tuoi
E' un giorno nuovo
Il domani è in volo ed è per noi
Noi, più forti insieme noi
Coi tuoi problemi e i miei
Parlandone si può
Sorriderci anche su
Non servono gli eroi
Ma solo noi
Più forti insieme noi

Le promesse sono inutili
Son fiori che non sbocciano
Sono i fatti che ci muovono
E i grandi muri abbattono
E' nata una parola magica
La solidarietà
Che mano in mano amico crescerà
Non ci dividerà

Noi, più forti insieme noi
Riacciendi gli occhi tuoi
In alto mare
Toccherà remare
Noi, più forti insieme noi
E' un'arca di Noè
C'è posto anche per te
Che hai i remi in barca ormai
E non ci credi più
Nelle favole
Ma ti ricrederai
Quando cercherai la mano mia
Saprai che sono qui
Vicino a te, più forti insieme noi

Dan - Trash D'Autore (2007 - CD)

Dan - Trash D'AutoreLa linea di demarcazione tra "ci sei" e "ci fai" è spesso molto sottile. Oggi parliamo di Dan: questo splendido cinquantenne romagnolo con l'aspetto di Gianpiero Mughini, l'atteggiamento di Gianni Drudi e la voce di Fred Buscaglione, presentandoci il suo disco dal programmatico titolo "Trash D'Autore" ci fa capire che un bel po' ci fa, ma in fondo in fondo ci è.

La combinazione fin qui descritta sembra mortale, e in effetti al primo ascolto il disco non solo è all'altezza delle aspettative, ma le supera ampiamente, rivelandosi una splendida sorpresa nella discografia italiana di genere degli ultimi 5 anni.

Il Genio - Il Genio (2008 - CD)

Il Genio - Il GenioIl Genio sono la new sensation del pop italiano formato da una costola dei sublimi Studio Davoli con i quali condividono il tasterista Gianluca De Rubertis. Il duo leccese, salito agli altari della cronaca per il successo inaspettato del singolo "Pop Porno", sembra una versione "easy & light" del gruppo madre da cui riprendono a piene mani le atrmosfere retro-vintage, ma sostituiscono i deliri psichedelici con robusti innesti pop di scuola gainsbourghiana.

Il risultato è un disco dalle sonorità pienamente sixties che però mostra presto la corda per via di arrangiamenti quasi identici per tutti i brani e per soluzioni melodiche sempre piuttosto simili e del tutto prevedibili dopo una manciata di canzoni. A togliere ulteriori sfumaturi ci si mette anche la voce della bella Alessandra Contini che sembra cantare lo stesso brano per 40 minuti.

Ned Lad Uranio – Ned Lad Uranio (1999)

Ned Lad Uranio – Ned Lad UranioQui sugli schermi di Orrore a 33 Giri supportiamo gli sconosciuti che fanno dischi folli e terribili. Lo abbiamo fatto con Gregorio e con molti altri, ed è per questo che siamo emozionati quando ci capita di trovarne di nuovi.
Lui si chiama Ned Lad Uranio, al secolo Mario Ciardo, poeta meridionale e meridionalista, e il suo primo (e ultimo) disco, omonimo, potrebbe essere definito come "avanguardia trash", perché pur essendo inascoltabile, non è del tutto inconsapevole: Uranio, proponendo rime volutamente inaccettabili e concetti incomprensibili, gioca molto sul suo ruolo di "poeta emarginato"; il problema è che dopo 30 secondi risulta chiaro che costui è molto emarginato e per niente poeta.

Ogni singola traccia meriterebbe una trattazione a parte, per le chicche impagabili disseminate tra i testi, per l’acrobaticità degli arrangiamenti, per le stonature da manuale del perfetto terrorista musicale e per l’eterogeneità (e la follia) delle tematiche trattate.

L’album parte subito carichissimo, con "Fare fare", guazzabuglio logico e sintattico con il solo scopo di trasmettere il messaggio del "vivi la tua vita al massimo"; la seconda traccia è "Santa la rabbia", in cui Uranio se la prende con le donne manager che dirigono le riviste di moda (!), accusandole, tra le altre cose, di monopolizzare il mercato dell’editoria, di fuorviare le menti, di sfruttare gli ex mariti e di trasformare i propri figli in serial killer; oltre che ovviamente di rifiutarlo quando lui ci prova con loro. So che sembra follia, ma è esattamente così. Ma il meglio deve ancora venire: "Susanna la bestia" è un prog-rap midi nel quale Uranio si scaglia contro Susanna Agnelli solo perché ha chiuso i bordelli, "Sara la scimmia deviata" è un manifesto a favore della poligamia, "Jhonny vorrei lavorare con te" è dedicata a Johnny Depp perché "lancia le belle fighe", "Abbasso P.M." è una canzone contro la Philip Morris "che vende i suoi veleni", con tanto di drammatico cambio di tempo ("e allora se mi dai un pacchetto io lo straccio apposta, sarà simbolico ma tanto fa lo stesso, e credimi, stai a sentire un fesso, che ti dice, non le vendere, le tue idee, la tua forza è la purezza, solo questo è quel che conta").

Con fatica arriviamo ad un gioiellino della track list, "Magic Bambina", ballad dal testo delirante e pieno di citazioni impossibili da cogliere; basti citare l’incipit: "magic bambina, non sei la prima che come aspirina va giù"; e come se non bastasse, il pezzo si conclude con una serie di stonatissimi gorgheggi in falsetto.

Per fortuna purtroppo, man mano che si va avanti con le tracce, i pezzi degni di nota si diradano: "Accendi il mio fuoco" è "Light my fire" dei Doors tradotta letteralmente in italiano e cantata con voce raschiata da erotomane incallito, mentre "Pastori", forse inizialmente pensato come singolo, è un pezzo Euro Dance che parla dei pastori d’Abruzzo che scendono dai monti verso il mare, cantata con un delay di 3 secondi e con frammenti di voce campionati a caso.
Verso la fine del disco (lo so, vi starete chiedendo quante canzoni abbia messo questo poveraccio nel suo disco), il nostro Ned Lad Uranio ci regala "My land", dal ritornello accattivante ma cantata in un inglese indegno persino per Biscardi.

Improvvisamente arriva la sorpresa: in mezzo a questo improponibile calderone di concetti astrusi e poesie surreali incomprensibili, si infila "Mazarin", pezzo tanto misterioso quanto affascinante: dopo un minuto di introduzione dance, Uranio innesta per intero una fantomatica canzone francese anni '70 interpretata da una donna, con tanto di fruscio di vinile, per poi tornare alla parte dance in chiusura di brano. Forse il nostro "cantautore" voleva fare un tributo ad un pezzo che a lui piace particolarmente, e noi vogliamo pensarla così, anche perché altrimenti sarebbe un plagio!
Chiudiamo in bellezza con "La dans su Boss", ballata interpretata da Uranio con la voce, la cadenza e l’accento di Umberto Bossi, creando una connessione Nord/Sud impresentabile sotto tutti i punti di vista.

Che dire, abbiamo per le mani un capolavoro nascosto, un disco che nessuno avrebbe mai il coraggio di ascoltare, ma ad onore del vero va detto che una volta riusciti nell’impresa del primo ascolto, avrete voglia di riascoltarlo più volte, anche solo per chiedervi: "ma possibile che abbia davvero cantato quello che ha appena cantato?"



Tracklist:
01. Fare Fare
02. Santa la rabbia
03. Susanna la bestia
04. Sara la scimmia deviata
05. Jhonny vorrei lavorare con te
06. Abbasso P.M.
07. Magic Bambina
08. Gegé come fai
09. Accendi il mio fuoco
10. Vibrando Ganando
11. Cristina
12. Pastori
13. Jo Jo Ferrari
14. My Land
15. Mazarin
16. Biondina
17. Colori + Pensieri
18. Perch'io non spero di tornar giammai
19. Il cambiamento
20. Tuo solo tuo
21. Ben venga giugno
22. La Dans du Boss

Fabio - Volo (1995 - 12'')

Fabio Volo - VoloFabio Volo è un po' come Lorella Cuccarini negli anni '80: simpatico, belloccio, poliedrico e soprattutto amato dalle mamme.

A differenza della "più amata dagli italiani" che almeno sapeva ballare, il nostro non possiede alcuna capacità artisitca particolare, ma negli anni, forse grazie ad un patto con il diavolo (ovvero Claudio Cecchetto) si è rivelato come una sorta di piccolo Re Mida dei media (radio, TV, libri, cinema): ogni cosa faccia, piace al pubblico.

Forse essere il benchmark della mediocrità, il riuscire ad arrangiarsi in molti ambiti senza eccedere in nulla, il non prendere mai posizioni nette o scomode, avere l'atteggiamento un po' sfigato dell'amico del bar sotto casa, fatto sta che il nostro si è costruito una schiera di fan fedelissimi che lo seguono in ogni sua nuova avventura.

Claudio Baglioni - Anime In Gioco (1997 - CD)

Claudio Baglioni - Anime In GiocoQuesto disco di Claudio Baglioni suscita in me sentimenti contrastanti: da un lato la quasi totalità delle cover realizzate sono insopportabili per le pesanti riletture "baglionesche", dall'altro è l'unico supporto sonoro del cantautore romano che riesco ad affrontare.

L'album è uno spin-off della trasmissione "Anima Mia" condotta da Fabio Fazio, un classico esempio di pessimo revival populistico della serie "vi ricordate come era buona l'Ovomaltina?", che ripropone le solite canzoni, i soliti cartoni animati e le solite facce, senza aggiungere assolutamente nulla di minimamente interessante, scegliendo un più comodo tuffo nel passato, in questo caso focalizzando l'attenzione sugli anni '70.

Lo show trasmesso da Rai Due raggiunse una certa fama soprattutto per la presenza come ospite fisso di un redivivo Claudio Baglioni e la sua band, impegnati a reinterpretare qualsiasi cosa passasse loro per la testa accopagnati, di volta in volta, da una manipolo di ospiti consenzianti.

Valerio Merola & Le Meroline - La Macarena del Merolone / Merolone Dance (1996 - singolo)

Valerio Merola & le Meroline - La Macarena del MeroloneDavvero difficile descrivere le emozioni di questo doppio singolo realizzato da Valerio Merola nel 1996, anno della sua massima fama, quando fu coinvolto assieme a Gigi Sabani e Gianni Boncompagni in uno scandalo a luci rosse, ovvero prestazioni sessuali in cambio di partecipazioni a programmi TV e concorsi di bellezza.

Se il primo si è sentito martirizzato ed il secondo si è chuso in un ieratico silenzio, il vulcanico presentatore romano (ma simpatizzante Lega Nord, giusto per la cronaca) ha pensato bene di sfruttare la situazione a suo vantaggio, scrivendo prima le sue prigioni, intitolate "Diavolo di un Angelo", e facendosi beccare nudo da tutte le riviste scandalistiche assieme alla sua fiamma di allora, Raffaella Zardo, in modo da mostrare il suo grosso "gingillo", grazie al quale fu rinominato appunto Merolone.

Parte di questa sua campagna raccattasoldi faceva parte questo infame CD singolo che, è facile immaginare, ha avuto davvero scarsissima fortuna. Il nostro, facendosi beffe dell'inchiesta a suo carico e giocando con il suo fascino latino - o meglio con il suo pene asinino - ci propone due brani uno migliore dell'altro, il cui minimo comun denominatore è la voglia di successo delle giovani ragazze, pronte a smutandarsi allegramente per il compiacente Merolone che può offrir loro un futuro lontano da noiosa vita domestica e cellulite.

Fare Soldi - Sappiamo Dove Abiti (2008)

Fare Soldi - Sappiamo Dove AbitiDue cose sui Fare Soldi prima di parlare del loro nuovo disco: stravedono per i tastieristi coi baffi delle band anni '70-'80 e le loro canzoni hanno i titoli migliori della storia della discografia occidentale.
Nel dettaglio, Fare Soldi non è altro che il progetto dance dei due capitani e capocannonieri della Riotmaker, etichetta friulana che da una decina di anni sforna artisti di ottima qualità del calibro di Amari, Scuola Furano ed Ex-Otago.
Questa volta il duo ci delizia con una ricetta a base di dance, house e discomusic, con un bel paio di etti di italodisco di quella più casereccia e genuina, quasi fosse pesata al kilo dal macellaio sotto casa vostra.

Il disco è molto eterogeneo, in assoluta controtendenza con ciò che va per la maggiore in questo momento nel panorama dance: si va dai chiari riferimenti alla disco music fine '70 del singolone "Survivor" alla italodisco tamarra de "Il Vecchio e il Mullet", dal rap old school di "Pagagheddon" all’electro-funk di "Puff Dandy", dalle atmosfere pseudo ambient di "Message in Abbado" alla house primi anni '90 di "I Wanna Feel Collins", mentre "Palazzo dei Cigni" sembra uscita dalla colonna sonora di Miami Vice

Il tutto viene confezionato con un sound attualissimo e fresco come un gavettone fuori da un istituto professionale il penultimo giorno di scuola, e poi c'è "The Radler Song". Un gioiellino: uno dei pezzi dance più storti e con più cambi di registro che mi sia mai capitato di sentire, ma la cosa incredibile è che funziona, e funziona anche piuttosto bene!

Samples matti e irriverenti, falsetti come se piovessero, casse belle secche e rullanti dal riverbero imponente, schitarrate funkettone e bassi slappati lentissimi e svogliati. Ditemi voi se non è la formula perfetta per fare un disco che si mette su da solo nello stereo e si fa ascoltare da solo, magari servendoti anche un bel manhattan.

Tracklist:
01 - Sappiamo dove abiti
02 - Dolo boys
03 - Survivor
04 - Tribunale midi
05 - Puff Dandy
06 - Il vecchio e il mullet
07 - Pagagheddon
08 - (Take me to) Zingales
09 - Message in Abbado
10 - Acid in Abbado
11 - Fare Soldi va a Milano
12 - The Radler Song
13 - Il lato B del mondo
14 - Palazzo dei Cigni
15 - I wanna feel Collins
16 - Fessi vivono

Fare Soldi - Sappiamo dove abiti

Loris Capirossi - Loris 65 (1998 - promo)

Loris Capirossi - Loris 65Della serie "cani e porci al microfono" è arrivato il momento di parlarvi del rap inciso dal simpatico Loris Capirossi. Nel 1998 Il centauro emiliano, per la gioia dei suoi tifosi, ha inciso la canzone "Loris 65" (65 era il numero della sua moto) distribuita gratuitamente in allegato alla rivista Motosprint.
Fortunatamente il brano si pone subito su un piano goliardico, il brano, infatti, si apre con Loris che ammette la sua totale incapacità di cantare, e quindi non sarebbe giusto affondare il coltello nella piaga.
La canzone in sè è un rap altamente blando, completamente affossato dalla piattezza dell'interpretazione del nostro che viene aiutato da un coro femminile nel ritornello che fa all'incirca:
Canta canta che ti passa
a ritmo di rap chi può ti sorpassa.
Canta canta che ti passa
a ritmo di rap raggiunge lo scopo.
Pur tralasciando la prestazione catastrofica del pilota pluri compione del mondo, è impossibile non menzionare il testo immancabilmente autobiografico:
Mi chiamo Loris e vado in moto,
ero piccolino e mi sono appassionato.
Le due ruote mi hanno preso,
ragazzi lo sentivo: la pista mi voleva.
Che sensazione provo?
E' come la morosa che dice "sì, ci sto".
ma che vuole anche motivare i giovani a seguire i loro sogni:
Ognuno di noi è un potenziale
ha un sogno nel cassetto da realizzare.
E' molto importante non stre a guardare
il tuo desiderio è da conquistare.
Onestamente, anche se siamo ben consci dell'assoluta mancanza di pretese per questo progetto, non riusciamo davvero a vedere nulla di bello, per la mancanza totale di appeal della canzone: moscia, senza nerbo e dal testo brutto e noioso (senza parlare della confezione estremamente dozzinale) non raggiungendo neppure lo status di "oggetto da collezione" che il tempo generosamente regala a tutte le cose di una certa rarità.