29 settembre 2008

Bobby Solo - Homemade Johnny Cash (2004)

Bobby Solo - Homemade Johnny CashIl mito di Johnny Cash ha raggiunto anche l'Italia, ma la sua fama non è minimamente paragonabile al vero e proprio culto presente in tutti i paesi anglofoni. Pur conoscendo il cantautore statunitense, più che altro per la fama e per le sue stupende "American Recordings", incredibili epitaffi di una carriera straordinaria, da quando sono andato a vivere in Irlanda per forza di cose mi sono dovuto confrontare con la sua musica, davvero onnipresente in tutti i negozi di dischi, pub e discoteche (non è raro trovarisi a ballare sulle note di "Ring of Fire" o "I Walk The Line").

Quando ho scoperto che il nostro languido Roberto Satti, in arte Bobby Solo, ha inciso un intero tributo a Johnny Cash, onestamente mi sono detto: "OK, facciamoci due risate".
Il cantante di "Una Lacrima Sul Viso" ha sempre avuto un debole per la tradizione americana incidendo in passato un paio di album di genere come "Le Canzoni del West" ed il raro "Love", ma nel corso degli anni ha fatto di tutto per ingraziarsi un certo tipo di pubblico piuttosto lontano da quella musica, partecipando più volte a Sanremo, basando il suo successo su tradizionali brani melodici di stampo romantico, finendo poi a suonare senza ritegno in qualsiasi sagra patronale e facendo qualche comparsata di tanto in tanto in trasmissioni televisive revivalistiche per arrotondare.

Dopo la catastrofica partecipazione all'edizione di Sanremo del 2003 in coppia con l'amico Little Tony con la pacchiana "Non Si Cresce Mai" onestamente avrei sperato che il nostro avesse deciso di ritirarsi a vita privata, invece decide di registrare in casa questo tributo.
A dispetto delle nefande aspettative il disco è più che piacevole trasportandoci nel polveroso Sud degli States con interpretazioni rispettose, filologiche, ma che fanno trasparire una certa personalità soprattutto nell'iniziale "Big River" dove si possono ascoltare ottimi innesti di r'n'r sul canovaccio originale. L'ascolto procede in maniera soprendente anche grazie alla voce di Bobby che pare davvero perfetta per questo tipo di sonorità sia nei brani più riflessivi che in quelli più movimentati, facendoci immaginare un tipo di carriera ben diversa per il nostro.

Certo non mancano episodi evitabili tipo su "Folsom Prison Blues" quando Bobby declama: "Hello I'm Johnny Cash", oppure le 3 cover di Bob Dylan (tra l'altro ben fatte) che, seppur interprestate da Cash nella sua carriera, potevano essere eviatate optando piuttosto su brani originali.
Certo manca quell'inquietudine che ha fatto di Johnny Cash una vera e propria "rockstar del country", ma in generale, nonostante sia una versione all'acqua santa del repertorio del "man in black" ci troviamo di fronte ad un riuscitissimo divertissement.

Big River








It Ain't Me Baby








Tracklist:
01. Big River
02. I Walk The Line
03. I Still Miss Someone
04. Ring Of Fire
05. Understand Your Man
06. Jackson
07. Girl From North Country
08. Orange Blossom Special
09. It Ain't Me Baby
10. Get Rhythm
11. Just One Thing
12. Without Love
13. Folsom Prison Blues
14. Daddy Sang Bass
15. Blowing In The Wind

Bobby Solo - Homemade Johnny Cash

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7 Commenti:

LordBaygon ha detto...

Grande, me lo voglio ascoltare, Cash è uno dei miei miti!

J.J. JOHN ha detto...

ATTENZIONE, ATTENZIONE! Vikk ha parlato "quasi"" bene di un disco! Prepariamoci all'inaspettato arrivo di una nevicata autunnale.

V i k k ha detto...

Dai John, sai benissimo che non è così! Qua è pieno di recensioni entusiastiche.
L'effetto sorpresa forse è per il nome dell'interprete.
Onestamente io sono stato il primo a rimanere sorpreso dall'album che è gradevolissimo.

finegarten ha detto...

ma infatti qualcuno magari riderà leggendo il nome dell'autore (non so perché poi..) e invece è un bel disco. cover quasi tutte molto riuscite (per dire, anche quella di blowin in the wind). e poi l'inquietudine e il malessere secondo me ci sono: "it ain't me baby", per dire, è più sofferta questa dell'originale. grazie vikk.

Anonimo ha detto...

Io ce lho in originale... carino, nonostante l'ho comprato ingannato da JOHNNY CASH scritto in grande e ritrovatomi a sentire il Bobbone nazionale. Carino, forse più bravo dell'originale????
Bah! Boh.

Alvarez pensoso na frente do oceano immenso ha detto...

Di "It ain't me baby", consiglio assolutamente la versione Italiana dei Kings "Bambina non sono io" (Durium, 1966).
Una perla lucente del beat Italiano.

Anonimo ha detto...

il Bobbone nazionale è un grande, tra l'altro uno dei primi in Italia a suonare del blues in tempi non sospetti

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