Questo è uno di quei casi dove il confine tra demenzialità, trash (volontario o involontario) e musica "seria" è sottilissimo.
Tonino Carotone (pseudonimo di Antonio de la Cuesta), è nato e cresciuto in un quartiere popolare di Pamplona guardando la TV ed ascoltando la radio che trasmetteva, oltre alla musica spagnola, anche i grandi successi italiani passati e presenti: Mina, Rita Pavone, Adriano Celentano, Fred Buscaglione e Renato Carosone.
Non è difficile indovinare da dove il nostro abbia preso ispirazione per il suo (cog)nome d'arte o per il look con tanto di baffi demodé, cappello e abito gessato. Ma Tonino Carotone non è solo sterile amarcord, il capello lungo con tanto di dredlock e ampia pelata, i grossi orecchini e l'atteggiamento gitano lo fanno assomigliare ad una via di mezzo tra l'Adriano Celentano dei tempi che furono e Willy De Ville.


Per quanto io possa amare gli Elii questo singolo rimane parecchio bruttino: interessante l’idea della collaborazione con Raoul Casadei e l’Orchestra Italiana, ma qualcosa non ha funzionato molto bene, o meglio avrebbe potuto funzionare molto meglio.
Alberto Camerini: un uomo, una leggenda. Poche balle.
Quando Lindo Ferretti era ancora in sé, ben lontano dalla svolta cattolico-fondamentalista (una volta si diceva "fedeli alla linea") assieme ai sui compagni d’avventure Massimo Zamboni, Annarella Giudici e
Come è un po' tradizione di tutte le trasmissioni televisive di grande successo, anche per l'indimenticato "L'Ottavo Nano" al termine dello spettacolo è seguito il classico CD, che, come quasi puntualmente accade, è passato inosservato.
Beatallica chi? Quando la fantasia supera la realtà!




