20 copertine più nere di sempre

Sin da bambino a sei / sette anni quando sfogliavo religiosamente la collezione di vinili di mio padre, senza poterli ascoltare, ero affascinato dalle copertine di quei padelloni neri, una sorta di portale che scatenava la mia più fervida fantasia sui suoni che si celavano dietro quelle immagini. La mia mente di fanciullo aveva quindi già catalogato, in maniera assolutamente arbitraria e senza una logica apparente, il bello e il brutto e confesso che ancora oggi non ho il minimo interesse ad ascoltare dischi come “Aqualung” dei Jethro Tull“Atom Heart Mother”, dei Pink Floyd o qualsiasi cosa dei Rondò Veneziano per quel senso di innato ribrezzo che provo per la confezione.

In questa orgia di colori e forme non sono stati pochi quelli che hanno pensato di catturare l’ascoltatore non con costosi scatti fotografici o ricercate composizioni grafiche, bensì utilizzando uno sfondo semplicemente nero, riducendo ai minimi termini il concetto di copertina come veicolo grafico-promozionale del supporto fonografico. Un’arma a doppio taglio, perché la differenza tra minimalismo snob da rockstar con pretese artistiche e grafica dozzinale da demo casereccio alle volte non è molto chiara. Ma la domanda di fondo in tutto questo è: quanto più nera può essere la copertina di un disco?

copertine piu nere di sempre
“It’s like, how much more black could this be? And the answer is none. None more black.” (Nigel Tufnel, da This is Spinal Tap)

Ecco quindi che a questa quesito esistenziale abbiamo dovuto dare una risposta con una classifica dei dischi graficamente più neri di sempre: attenzione, non valgono edizioni speciali/limitate e neppure i “quasi neri” (come i vari grigi usati su “Hello!” degli Status Quo o il marrone molto molto scuro su “From Genesis to Revelation” dei Genesis). E’ possibile quindi fare una copertine più nera del nero? Scopritelo!

20. Mötley Crüe ‎- Shout At The Devil (1983 – LP)

Che cosa c’e di meglio di un pentacolo rovesciato nero su uno sfondo nero per sfoggiare tutta la propria attitudine satanica? Detto-fatto. I Mötley Crüe però lo incorniciarono con nome e titolo in rosso ben evidente in modo tale che il vinile non passasse inosservato nei negozi di dischi. Una copertina molto nera nel catalogo di qualsiasi artista, ma che rispetto alle prossime che arriveranno sembra coloratissima.

19. Johnny Cash – Man In Black (1971 – LP) / Darkthrone ‎- A Blaze In The Northern Sky (1992 – CD)

20 copertine più nere di sempre

Poteva mancare l’uomo in nero e il black metal nella nostra classifica? Ovviamente no. Johnny Cash emerge come un’iconica rockstar da uno sfondo completamente nero, purtroppo rovinato dai titoli dei brani che appaiono inspiegabilmente sul fronte della copertina. I Darkthrone  invece ci regalano una delle copertine graficamente più scure del black metal, dove i bianchi e i grigi vengono usati col contagocce per creare un’atmosfera perfettamente in linea con la musica.

18. The Velvet Underground ‎– White Light/White Heat (1968 – LP prima stampa) / Giorgio Gaber – Io Se Fossi Dio (1980 – 12″)

20 copertine di dischi piu nere di sempre

Sfondo nero con nome e titolo in bianco e il gioco è fatto, che sia Giorgio Gaber o Lou Reed e compagnia cantante poco importa. In relatà, su suggerimento di Andy Warhol,  la prima stampa del secondo album dei Velvet Underground aveva un teschio nero stampato su fondo nero a rendere ancora più scuro il tutto (poi scomparso nelle edizioni successive per ridurre i costi di stampa).

17. Nick Cave & The Bad Seeds – Skeleton Tree (2016 – CD)

Una copertina all black per quel “buontempone” di Nick Cave con i suoi Bad Seeds non sorprende, soprattutto se si tratta dell’album pubblicato dopo la tragica morte del figlio quindicenne precipitato da una scogliera. In questo caso il minimalismo richiama quello di un terminale con caratteri verdi che in qualche modo aumenta la sensazione di oscurità e straniamento.

16. Utopia – Oblivion (1984 – LP stampa americana) / The Roots – Organix (1993 – CD)

20 copertine di dischi piu nere di sempre

La corsa al minimalismo continua con due album usciti a distanza di quasi 10 anni ma che sono concettualmente identici: lasciare solo il nome della band in copertina e fregarsene del titolo del disco, più o meno.  Il titolo sull’album degli Utopia in realtà è stampato con inchiostro nero chiaramente un po’ nascosto, tanto che in Europa penseranno bene di pubblicare l’album con una ben più leggibile scritta grigia; anche alcune ristampe del disco dei The Roots subiranno simile trattamento vedendo comparire il titolo proprio sotto il nome.

15. Max Richter – Infra (2015 – CD)

Una bella immagine vale più di mile parole, poi ancora meglio se realizzata dall’artista Julian Opie per un piacevole effetto di scuro minimalismo, tra l’altro perfetto per un’opera di classicismo moderno.

14. Peter Hammill – A Black Box (1980 – LP)

Per un disco intitolato “A Black Box” Peter Hammill non poteva fare di meglio che realizzare una copertina tutta nera con nome e titolo quasi scarabocchiato. Anzi no, pensandoci bene, a cosa serve scrivere “una scatola nera” su una scatola nera? Occasione sprecata.

13. James Ferraro – Sushi (2012 – CD)

Il titolo nero con effetto in rilievo su sfondo nero è una bella trovata anche perchè non si bada neppure a indicare chi sia l’artista in questo caso. James Ferraro ci regala una copertina nera, ma non abbastanza nera.

12. AC/DC – Back In Black (1980 – LP prima stampa)

“Back in Black” degli AC/DC è il disco più famoso e venduto di questa classifica. Non tutte le edizioni però danno giustizia all’artwork completamente nero in segno di lutto per la tragica scomparsa del cantante Bon Scott. La prima stampa come sempre era quella piu vicina ai desideri della band e vedeva solo la silhouette accennata del logo del gruppo con il titolo completamente nero stampato in rilievo.

11. Alan Parker & Alan Hawkshaw ‎- Black Pearl (1973 – LP)

Una delle copertine diù scure in assoluto è “Black Pearl”, gioiellino di funk e soul con un pizzico di easy listening. Il volto appena intellegibile che esce dal fondo nero come la pece sembra sbucare dal peggiore dei vostri incubi.

10. Joy Division – Unknown Pleasures (1979 – LP)

Una copertina splendida, scurissima e minimale come “Unknown Pleasures” è stata stuprata nelle varie ristampe su CD che sono andate ad ingrandire l’immagine centrale (il grafico comparato delle frequenze del segnale proveniente dalla prima pulsar scoperta, la CP1919) andando ad alterare le algide proporzioni del nerissimo artwork.

9. Crass – Christ: The Album (1982 – LP)

Possibile essere graficamente ancora più minimalisti di “Unknown Pleasures”? La risposta ce la danno i Crass con il loro quarto album in una gloriosa confezione nerissima. Chi lo dice che i punk siano grezzi zozzoni?

8. David Bowie – Black Star (2016 – LP)

Che piaccia la musica o meno l’ultimo album di David Bowie nella versione su vinile è semplicemente un oggetto splendido. “Black Star” ha un artwork completamente nero che gioca con i materiali, le superfici e i messaggi nascosti e dal vivo è assai più scuro di quello che appare in fotografia.

7. Metallica – Metallica (1991 – CD)

Potevano dimenticarci del famigerato “Black Album” che nel 1991 lanciò nell stratosfera i Metallica? Giudizi sulla musica a parte, l’artwork quasi completamente nero con il logo in alto a sinistra appena visibile e il serpente a sonagli (preso in prestito dalla bandiera di Gadsen americana) in un timido grigio in basso a destra. Gli Spinal Tap reclamarono (ironicamente) la paternità dell’idea anche se secondo Lars Ulrich la fonte ispiratrice fu in realtà la copertina di “Hello!” degli Status Quo quasi completamente grigio-nera.

6. The Damned – The Black Album (1982 – LP ristampa)

Un album intitolato “The Black Album” (questa volta ufficialmente e non dai fan come per i Metallica) poteva avere una copertina che non fosse completamente nera? In realtà sì. La copertina originale del 1980 del disco dei The Damned rappresentava l’immagine di una lapide, ma fortunatamente la ristampa del 1982 mise (temporaneamente) le cose a posto con una artwork completamente nero solo con il nome della band stampato in rilievo in omaggio al “White Album” dei Beatles di cui diventava l’esatto opposto.

5. Lupe Fiasco – Food & Liquor II: The Great American Rap Album Pt. 1 (2012 – CD)

Il rapper Lupe Fiasco per il suo quarto album decide di avere anche lui un suo personale black album nel vero senso della parola: nessuna scritta sul fronte, retro o sul fianco dell’album. Compaiono solo titoli e testi all’interno. Un’opera d’ingegno o una sbruffonata copiata da qualcun altro prima di lui?

4. Prince – The Black Album (1987 – LP / 1994 – CD)

Il disco nero di Prince sarebbe potuto essere una delle più azzardate mosse di marketing della storia: immaginate una delle superstar più famose del mondo che improvvisamente pubblica un disco completamente nero: nessun titolo, nessun nome, solo i titoli dei brani e il numero di serie. un’enorme sbruffonata sia chiaro, ma assolutamente in linea con la megalomania dell’artista che va oltre il famoso quarto disco dei Led Zeppelin che non riportava nome della band o titolo, ma aveva quantomeno una foto in copertina. Sfortunatamente lo stesso Prince cambiò idea poco prima della messa in vendita e quasi tutte le copie andarono inesorabilmente al macero, salvo poi riapparire ormai fuori tempo nel 1994, ma senza quell’aura di misticismo che circondava quel disco che non vide la luce. La vera domanda rimane: è possibile a questo punto pubblicare un disco ancora più nero?

3. Dean Blunt – Black Metal (2014 – CD)

L’artista concettuale e musicista Dean Blunt cerca di andare oltre quello che stava per fare Prince nel 1987 pubblicando nel 2014 “Black Metal”, un disco completamente nero, in senso letterale: non un nome, non un titolo, non una parola, solo il numero di catalogo. Davvero impossibile fare di meglio, forse.

2. The Spinal Tap – Smell The Glove (1982) / The Original Motion Picture Soundtrack “This Is Spinal Tap” (1984)

Se il disco dalla copertina completamente nera è entrato nell’immaginario collettivo è grazie al finto documentario This Is Spinal Tap diretto da Rob Reiner nel 1984: uno dei film più divertenti del mondo (a patto che capiate bene l’inglese perchè in italiano non si trova). La pellicola narra le vicende (inventate) della rock band degli Spinal Tap che nel 1982 danno alle stampe “Smell The Glove” la cui copertina, giudicata troppo sessista, viene “leggermente” censurata dalla casa discografica che stampa invece un disco completamente nero, fronte, retro e fianco. Talmente nero da non poter essere più nero di così. Purtroppo il disco non esiste ma almeno abbiamo la colonna sonora che venne stampata sempre con una copertina nera (questa volta ad eccezione del retro).

1. Murray Roman – A Blind Man’s Movie (1969 – LP)

Possibile che esista un disco più nero di uno completamente nero? No a meno che non sia un album per non vedenti! Avete capito bene. Nel 1969 (quindi ben prima degli Spinal Tap)  il comico Murray Roman dà alle stampe l’LP umoristico “A Blind Man’s Movie”, un film per non vedenti che per ovvie ragioni è solo audio; fin qui tutto bene ma il vero colpo di genio è la confezione totalmente nera. Quindi non poteva essere che questo il disco con la copertina più nera di sempre, almeno fino a che qualcuno non deciderà di pubblicare un disco con un artwork colorato con il Vantablack, pigmento creato nel 2014 e dato in licenza esclusiva per scopi artistici ad Anish Kapoor: si tratta della sostanza più scura conosciuta fino a oggi, composta da nanotubi di carbonio che riesce ad assorbire fino al 99,965% della luce. In pratica non si vede nient’altro che un buco, come se non ci fosse nulla. Forse troppo anche per un disco semplicemente nero.

20 copertine più nere di sempre
La scultura di Anish Kapoor colorata con il Vantablack
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Ideatore di Orrore a 33 Giri. Testardo, sarcastico e lunatico. Segni particolari: non sopporta il rock progressivo, la musica latino-americana, il calcio, la televisione e i social network. Ascolta musica a volume troppo alto sin da quando era bambino e si annoia rapidamente. Offrigli da bere e ti sarà amico (almeno fino alla fine della bottiglia).

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