Gino Palatino - Discografia

Gino Palatino - Vendetta a Parigi 7''
Su Orrore a 33 Giri siamo da anni impegnati nella scoperta dei luoghi comuni di cui noi italiani siamo vittima (e talvolta carnefici) all'estero, specialmente in ambito musicale.

Ma oggi siamo davanti ad una vera punta di diamante: Gino Palatino. No, non il Gino Latino di Jovanotti, quella è vera robaccia. Qui parliamo di prodotti raffinatissimi.

Mettiamola così: un francese che scimmiotta un italiano nei suoi stereotipi più meschini su riuscitissime basi elettro-funk. Si può volere di più?

È il 1982 quando Jean Soullier, chitarrista in diverse band emergenti, si inventa il personaggio di Gino Palatino, un italiano ovviamente guascone, svogliato e strafottente, e registra il primo singolo, intitolato "Vendetta a Parigi". La base, suonata dallo stesso Soullier, super ballabile, con bassi synth e chitarrini funky, ricorda da vicino il miglior Pino D'Angiò, anche nello stile del cantato.

ХХ Партсъезд - Se Una Regola C`è (Nek cover) (2001)

ХХ Партсъезд
Se una regola c’è... è che nel pop russo anni ‘90 non ci sono regole.

Da qualche giorno circola in rete un video che ritrae una boyband stile "A-HA della Cortina di Ferro" cimentarsi nel playback di una cover di un brano di Nek ("Se Una Regola c’è") in quello che sembra il porting russo del programma di Telelombardia Festa in Piazza.

Heino - Schwarz Blüht Der Enzian (2014 - CD)

Heino - Schwarz Blüht Der Enzian
Tutto iniziò con "Mit Freundlichen Grüssen" album che segnò il ritorno sulle scene di Heino nel 2013 alla veneranda età di 75 anni, vero e proprio monumento vivente della musica schlager, ovvero il non plus ultra del pop facilone mitteleuropeo degli anni '60.

Tutto qui nulla di male se si ignora che quel dischetto non era la solita collezione di romantiche ballatone pop al sapor di crauti che lo resero famoso, ma una raccolta di cover in chiave hard rock di brani rock, pop e hip hop di artisti tedeschi.

Se tutto questo non bastasse il nostro cominciò a indossare giubbotto di pelle borchiato, anello con teschio e collana tamarra al collo. Un po' come accadde a Pat Boone nel 1997 che però fece solo finta di fare il rocker giusto il tempo di farsi un paio di foto su una Harley-Davidson e incidere un dischetto  dove reinterpretava classici heavy-rock in chiave jazz/swing.

Demenza senile o grossa presa per il culo? Qualunque cosa fosse il disco del platinatissimo cantante di Düsseldorf arrivò dritto dritto al primo posto in classifica in Germania e il nostro si tolse anche lo sfizio di duettare con i Rammestein al Wacken Open Air 2013 sulle note della loro "Sonne", spazzando via critiche e risatine con un virtuale dito medio alzato in faccia a tutti, mostrando al mondo occidentale che il culto di Heino era ancora vivo e vegeto.

Oggi sull'onda luga di quel successo il cantante occhialuto più figo del mondo (altro che John Lennon, Ozzy Osbourne, Joey Ramone o Bono) decide di alzare il volume "fino a undici" (cit.) convertendosi al sacro fuoco dell'heavy metal, seguendo le orme di Christopher Lee altro grande vecchio votato al verbo del metallo pesante in tarda età.


Questo nuovo e fiammante "Schwarz Blüht Der Enzian" è un disco "totale", capace di mettere d'accordo nonne e nipoti in maniera tanto semplice quanto efficace: rispolverare i suoi vecchi successi degli anni '70 riveduti e corretti in chiave heavy metal. Si, avete capito bene: il re dello schlager improvvisamente getta la maschera e si trasforma in un metallaro. O si tratta del giorno del giudizio o questa è la cosa più bella concepita da mammiferi dotati di pollice opponibile dal secondo dopoguerra ad oggi.

Dopo una introduzione acustica piuttosto fuorviante il disco parte con il botto: "Schwarz Blüht der Enzian" è un gothic metal dotato di testicoli grossi e pelosi, con la voce di Heino che si sposa magnificamente con il roccioso muro del suono perfettamente bilanciato tra potenza e melodia. In una parola: wunderbar!


Questo è solo l'inizio perchè seguono 10 tracce da eiaculazione precoce per tutti i fan di Heino: "Ja, Ja, Die Katja, Die Hat Ja" e "Rosamunde" è puro pop metal con muri di chitarre e ritornelli da cantare a squarciagola, mentre "Wir Lagen Vor Madagaskar" riprende la neue deutsche härte direttamente da "Herzeleid" degli amici Rammstein.

Si tira il fiato con la power ballad tinta di nero "Jenseits des Tales", cui segue "Einer Von Uns" che parte bene ma viene rovinata da un ritornello questa volta troppo melodico, si tratta però solo di un piccolo incidente di percorso perchè si torna subito sulla retta via con un trittico melodico e potente:  "Die Schwarze Barbara" non è altro che un metrimonio perfetto tra pop e heavy-rock, la rocciosa nuova versione de "La Paloma" ricorda curiosamente l'intro di "Lay Your Hands On Me" dei Bon Jovi d'annata, e la rockeggiante "Komm in Meinen Wigwam" ha un malizioso substrato glam rock.

Heino 2014La parte finale del disco ci riserva ancora un paio di croccanti sorprese: "Schwarzbraun ist die Haselnuss" strizza l'occhio al metal elettronico con ritornelli femminili che tanto ricorda (casualmente?) il disco delle Babymetal, mentre "Hoch Auf Dem Gelben Wagen" potrebbe essere una versione maschia degli U2 se fossero nati nella valle della Ruhr invece che a Dublino.

Chiude il disco la ballata inedita "Jetzt Erst Recht" che serve solo a far scorrere i titoli di coda, ma c'è ancora tempo per un piccolo gioiello con la bonus track "Karamba, Karacho, Ein Whiskey" in una versione da lacrime (di gioia) ancora molto in sapor di U2 che prendo come un regalo personale visto che è il mio brano preferito in assoluto del sommo Heino.

Compratelo, scaricatelo, fate come vi pare ma fatelo vostro in un modo o nell'altro e che il culto di Heino continui nei secoli dei secoli. Amen.

Tracklist:
01. Intro Erst Recht (intro)
02. Schwarz Blüht der Enzian
03. Ja, Ja, Die Katja, Die Hat Ja (new version)
04. Rosamunde (new version)
05. Wir Lagen Vor Madagaskar (new version)
06. Jenseits Des Tales (new version)
07. Einer Von Uns (new version)
08. Die Schwarze Barbara (new version)
09. La Paloma (new version)
10. Komm in Meinen Wigwam (new version)
11. Schwarzbraun Ist Die Haselnuss (new version)
12. Hoch Auf Dem Gelben Wagen (new version)
13. Jetzt Erst Recht
14. Karamba, Karacho, Ein Whiskey (new version) (bonus track)

Nina Moric - I Love Rock `n` Roll (2014 - EP web)

Nina Moric - I Love Rock'n'Roll
Evidentemente le cose per Nina Moric vanno assai male, molto peggio di quanto non possiamo immaginare.

Tralasciando le vicende personali, la sua carriera "artistica" evidentemente latita parecchio se nel 2014 si ripresenta con un disco e va in giro a rilasciare interviste vaneggiando di Gesù e Jermaine Jackson.

La nostra è una trombata di lusso: ben 14 anni prima il singolo "Star" più che conquistare le classifiche andò direttemente in discarica senza passare dal Via, tanto che probabilmente non lo ricorda più nemmeno lei. Non ci sono altre spiegazioni per cercare di capire il motivo di un'operazione commerciale di questo tipo: che senso ha cercare di (ri)lanciare Nina Moric come cantante nel 2014?

Domande che resteranno senza risposta.

Nina Moric ‎- Star (2000 - singolo)

Nina Moric - Star
Nell'anno del Giubileo la Muzic Without Control Records (ovvero la stessa casa discografica che tentò inutilmente di lanciare la carriera musicale di Cannelle ad inizio anni '90) aveva indubbiamente grandi progetti per la bella Nina Moric.

Con il vecchio adagio "sei una bella figa quindi puoi vendere dischi" la affidano a un vecchio marpione della posta da ballo (Joe T. Vannelli) per confezionarle un pezzo ballabile per lanciarla come nuova reginetta della dance floor italiaca e non solo.

"Star" in effetti ha tutte le carte in tavola per essere un discreto successo: appeal commercialissimo, sonorità che seguono pedissequamente i trend dell'epoca e un ritornello orecchiabile che non guasta.

Nelle intenzioni il disco avrebbe dovuto tastare il terreno per misurare l'appeal commerciale di Nina Moric dietro il microfono. Nonostante gli abbondanti kili di carne nuda in copertina e l'idea già in cantiere di un intero album, il progetto naufraga immediatamente per il totale flop del brand.


Ad onor del vero "Star" non è brutta, né molesta, solamente insipida e soprattutto non ha nulla che l'incauto ascoltatore possa associare a Nina Moric, ovvero alla figa, e quindi che possa dare al singolo un minimo di appeal.

Se ascoltate la canzone e i vari remix vi accorgerete che i brani attraversano il vostro apparato uditivo senza lasciare traccia alcuna come una scoreggia nell'idromassaggio.

Solo per i fan di Nina, se esistono.

Francesco Salvi - L'Italia Cha Cha Niente (2013 - singolo web)

Francesco Salvi - Italia C'ha C'ha Niente
Riascoltare Francesco Salvi a noi fa sempre piacere.

Inutile andare a riesumare il suo lungo curriculum. L'ultima volta lo avevamo lascito qualche anno fa quando imporvvisamente tornò alla musica con il singolo sotto tono "Abbandonato!".

Se quello fu una specie di ritorno alla musica dance degli esordi ma con il nobile scopo di sensibilizzare il tragico problema degli abbandoni dei cani prima delle vacanze estive, il comico di Luino torna nel 2013 con un brano più in linea con la sua produzione più pop.

Niente paura Francesco Salvi non si getta in una noiosa critica sociale, piuttosto fornisce una visione ironica dell'Italia in tempo di crisi: banche che non hanno soldi, case pignorate, negozi e fabbriche vendute, ma la nostra belle Italia rimane sempre il Belpaese.


Insomma un'idea né nuova, né originale. 

Vorremmo amare questo pezzo alla follia ma non ci riusciamo, allo stesso modo vorremo odiarlo e dire a Francesco Salvi di smettaerla tanto ormai non ha più nulla da dire, invece siamo nella scomoda posizione di mezzo. 

"L'Italia Cha Cha Niente" non è una brutta canzone, ma se fosse stata inclusa in qualche suo album non ne parleremo neppure. Ci fa sentire bene vedere che Salvi ha sempre la musica nel cuore, ma vorremmo un prodotto degno delle sue capacità.

Buone intuizioni, groove decente, ma nel complesso una brano stanco, quasi che le idee per la canzone fossero vecchie di almeno 10 anni e riutilizzate per promuovere un prodotto che onestamente non ha mercato.

Derby Browne - Biscotti, Limoncello e Amore (2008 - CD)

Derby Browne - Biscotti, Limoncello e Amore
Non sono più un assiduo frequentatore di negozi di dischi usati come una volta (anche perché hanno chiuso quasi tutti) ma cazzeggiando tra le vie di Dublino ho infilato casualmente la testa in un negozio che vende roba usata per beneficenza e mi sono imbattuto in un CD di tale Derby Browne dal titolo profetico "Biscotti, Limoncello e Amore". Il mio fiuto mi diceva che mi avrebbe regalato delle soddisfazioni.

In realtà quello che ha fatto scattare l'acquisto compulsivo non è stato né il titolo, né la scaletta infarcita di brani italiani, né la brutta copertina dove la bellezza algida di Derby non da certo il meglio di sé, piuttosto la dedica nel libretto interno che recita: "grazie a Dio e al mio babbo, Vincenzo".

Diciamolo subito, Derby ha una voce particolare, quasi una versione jazz di Emiliano Torrini, e le cose non vanno male su brani come "Never, Never, Never" (versione inglese di "Grande, Grande, Grande"), sull'originale anche se un po' patetica "The Chip Shop" o in "It Had Better Be Tonight".

Purtroppo per noi a queste reinterpretazioni, mai fantastiche, ma almeno decenti, si contrappongono autentici scempi. Il problema è semplice: Derby sarà innamorata del sole, del mare, della pasta e della pizza, ma non si fa scrupolo di massacrare la pronuncia italiana. 

Se la versione di "Amami Se Vuoi" posta in apertura fa anche simpatia, arrivati a "Parla Più Piano" (ovvero il tema del Padrino che fu reinterpretato da Gianni Morandi con testo di Gianni Buoncompagni) cominciamo a domandarci cosa diavolo stiamo ascoltando, anche perchè non ci siamo totalmente ripresi dal tentativo maldestro di affrontare "Tu Vuó Fa l'Americano". Tralasciando l'imbarazzante title track e la patetica reinterpretazione de "La Dolce Vita" ecco che partono le note di "Nel Blu Dipinto di Blu (Volare)" che nelle mani della cantante italo-irlandese si trasforma in una vera e propria arma di distruzione di massa contro gli insegnanti di italiano per stranieri. Ma io mi chiedo: papà Vincenzo non poteva almeno suggerirle che non si dice "volarei... cantarei..."?


Il trittico finale però è forse la summa di questo album: la sua versione di "Mia Malinconia" (da Amarcord) è da museo della bruttezza, sembra interpretata da una bambina assonnata allo Zecchino d'Oro. Talmente brutta da farci dimenticare i 12 brani precedenti e farci sembrare i due successivi quasi decenti. Ancora sotto shock ecco che arriva la melodia nota di "Con Te Partirò" e anche qui la pronuncia italiana sembra un optional indispensabile come avere la macchinetta del caffè incorporata nel cruscotto dell'automobile.  Ecco che infine, in questo bignami di italianità spicciola, il commiato non poteva avvenire se non con "Arriverderci Roma" che nonostante il terrificante "arrivaderci" tutto sommato non sembra neppure male, forse perchè è l'ultima canzone del disco?

Magari babbo Vincenzo avrà versato anche una lacrimuccia ascoltando la propria figliola intonargli questa canzuncelle italiane, noi invece preferiamo cercare di dimenticarci in fretta questa roba.

Tracklist:
01. Amami Se Vuoi
02. Never, Never, Never (Grande, Grande, Grande)
03. Meglio Stastera
04. Americano (Tu Vuó Fa l'Americano)
05. The Chip Shop
06. Speak Softly Love (Parla Più Piano)
07. Mambo Italiano
08. Biscotti, Limoncello e Amore
09. La Dolce Vita
10. Nel Blu Dipinto di Blu (Volare)
11. Quando, Quando, Quando
12. It Had Better Be Tonight
13. Mia Malinconia
14. Time To Say Goodbye (Con Te Partirò)
15. Arriverderci Roma